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Prima di ritirarsi dalle scene il motore V12 aspirato di Lamborghini concede agli appassionati un ultimo sballo. Aventador LP 780-4 Ultimae, provata sull’Appennino modenese, vibra della nostalgia per una stagione che tramonta, ma racchiude in sé e diffonde nell’aria dei primi giorni di primavera tutte le note di una musica senza tempo, iniziata a farsi sentire più di 60 anni fa. La gloriosa storia dei 12 cilindri della Casa del Toro si completa così con l’estremo e più potente capitolo, prima di cedere il passo all’ibrido che riguarderà tutta la gamma entro il 2024.
    La versione coupé scelta per il test (ne sono stati realizzati 350 esemplari numerati, 250 nella versione Roadster) è una definitiva ricerca di purezza. Il suo design riprende la cattiveria della SVJ e l’eleganza del modello S con l’obiettivo di fondere gli highlights di entrambe. Ne viene fuori una vettura essenziale nel profilo, ma non per questo poco aggressiva. Grigio su grigio con dettagli rossi, ricorda un caccia. Aderente al suolo, ha dimensioni che incutono soggezione, ancor più se confrontata a una sorella più piccola, una Huracan Sto parcheggiata al suo fianco all’ingresso dell’hangar FFF di Sant’Agata Bolognese.
  

  LP sta per longitudinale posteriore e il motore 12 cilindri da 6,5 litri, insieme al generoso utilizzo della fibra di carbonio, è protagonista assoluto. Alla vista, incastonato nella carrozzeria. All’udito, appena si avvia il pulsante start sprigionando una colonna sonora che parte con una specie di sibilo sordo, poi arriva il tuono. I suoi 780 cavalli sono 40 in più rispetto all’Aventador S, dieci in più della SVJ, la trazione integrale è permanente.
    Le porte hanno apertura verticale, marchio distintivo, e spalancate sembrano pinne o lame di coltello pronte a colpire.
    Sollevarle e piegarsi per calarsi al suo interno non è banale, dà una sensazione di conquista. Una volta entrati, però, l’impressione è di comodità e allo stesso tempo di isolamento dal mondo esterno. Un’immersione in un altro spazio. Cucito su misura, tra pelle nera e materiali di base in Alcantara, finiture di grigio complementare a quello degli esterni, con inserti a ‘Y’ sui sedili.
    Ci si trova avvolti in una vettura pensata per le prestazioni, ma la confortevolezza non ne risente. Dopo poco che si è dentro si prendono le misure con naturalezza, presto diventa confidenza. Anche perché partire è facile, proseguire ancora di più. Uscita dai cancelli dello stabilimento e lanciata verso le colline, la Aventador mostra come prima cosa le sue doti di stabilità e controllo, in mezzo al traffico. Uno sterzo estremamente reattivo anche negli spazi più stretti, freni carboceramici che permettono di arrestarla totalmente, dai 100 km/h in appena 30 metri.
    L’accelerazione è potenzialmente immane e sulle strade normali inevitabilmente si può farne esperienza fino a un certo punto, ma i suoi dati aiutano a capire con che tipo di animale si ha a che fare: va da 0 a 100 km/h in 2,8 secondi, la velocità massima è di 355 km/h, con 720 Nm di coppia a un massimo di 6750 giri/min più un variatore di fase (VVT).
    Il cambio a sette velocità è fulmineo e passando dalla modalità ‘Strada’ a quella ‘Sport’ si gusta fino in fondo anche nel suo essere più sgarbato, assaporando le diverse tonalità del V12 che irrompono nell’abitacolo: se prima era un temporale estivo, poi si trasforma in tempesta. C’è anche ‘Corsa’, adatta per la guida in pista, e c’è ‘Ego’ che personalizza la configurazione della sospensione attiva Lamborghini, dei controlli della trazione (motore, cambio e trazione integrale) e del sistema sterzante, secondo le caratteristiche di chi è al volante.
    Usciti dai centri abitati inizia la battaglia con se stessi e con la Ultimae: si spinge sull’acceleratore e si arriva istantaneamente, sempre presto, al punto in cui si deve frenare.
    E’ agile, nonostante sia una bestia da 4,8 metri di lunghezza e quasi tre di larghezza, ma il problema è che divora troppo in fretta i rettilinei. Il controllo laterale è perfezionato grazie al sistema a quattro ruote sterzanti introdotto sulla Aventador S, che garantisce agilità alle basse e medie velocità e maggiore stabilità alle alte velocità.
    In salita si mangia le curve e ogni volta che si accelera, in uscita, bisogna controllare la frustata improvvisa che deriva dalla risposta del gas. La botta è tale che sembra di alterare l’equilibrio della vettura, ma è un attimo e si riassesta, pronta per la successiva staffilata. Il risultato è che gli spazi dove farla esprimere sono sempre troppo piccoli e la Lamborghini sembra imbrigliata su strade del genere, una creatura aliena. Il rientro per ricondurla a dormire nella stalla di Sant’Agata, dove nascono e vengono sognati i nuovi tori, è l’occasione per rivederla scalpitare ancora, ascoltando il suono inimitabile del V12, un’ultima volta.    



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