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I tre scenari sulla crescita

Con le previsioni di primavera accanto ad uno scenario (+1,9% Pil 2022, +1,6% Pil 2023) che «si basa sull’ipotesi che il conflitto tra Russia e Ucraina abbia una durata limitata e termini entro il secondo trimestre 2022», gli economisti di Confindustria hanno delineato anche «uno scenario avverso, nel caso il conflitto si estenda fino a dicembre 2022» e un terzo «scenario severo, nell’ipotesi, ulteriormente peggiorativa, che il conflitto Russia-Ucraina si protragga fino alla fine del prossimo anno».

Lo «scenario avverso»: Pil +1,6% nel 2022 e +1% nel 2023

Un prolungamento del conflitto, indicano gli economisti di via dell’Astronomia, «si rifletterebbe soprattutto sui prezzi dei beni energetici, in particolare gas e petrolio, e di alcune commodity agricole, ma anche sul corretto funzionamento delle catene globali del valore e del commercio internazionale, sulla fiducia degli operatori attraverso il canale dell’incertezza e sui mercati finanziari». Nello “scenario avverso” la crescita dell’economia italiana si fermerebbe al +1,6% nel 2022 e al +1% nel 2023. Per questa stima «il prezzo del petrolio è stato fissato a un livello medio annuo di 3,25 dollari superiore allo scenario base nel 2022 e di 5,25 dollari nel 2023, quello del gas a 4,25 euro al mwh in più nel 2022 e 0,02 nel 2023, lo stress finanziario è di 0,55 punti superiore nel 2022 e di 0,70 punti nel 2023».

Lo scenario severo: +1,5% nel 2022 e -0,1% nel 2023

Nello “scenario severo” la crescita del Pil è limitata al +1,5% nel 2022 e arretra (-0,1%) nel 2023. È uno scenario che «nel 2022 differisce da quello avverso solo per un più forte shock finanziario, legato anche alla maggior incertezza, che è stata ipotizzata essere in media d’anno superiore del 12% (+151,8 rispetto allo scenario di base). Nel 2023, il prezzo del petrolio è stato fissato a un livello medio annuo di 24,5 dollari superiore allo scenario base, quello del gas a 33,50 euro al mwh in più, lo stress finanziario di 2,50 punti maggiore».

Caro-energia da 68 miliardi in più: «Insostenibile»

«I rincari di petrolio, gas, carbone, stanno facendo crescere i costi delle imprese», torna adavvertire Confindustria, con il Centro Studi di via dell’Astronomia che stima «una crescita della bolletta energetica italiana di 5,7 miliardi su base mensile, ovvero in un maggior onere di 68 miliardi su base annua». «Le imprese hanno finora in gran parte assorbito nei propri margini, fino ad annullarli in alcuni casi, questi aumenti dei costi” ma l’impatto “non è sostenibile. Per questo diverse imprese stanno riducendo o fermando la produzione, o prevedono di farlo nei prossimi mesi».

A rischio anche gli effetti positivi del Pnrr

Nell’attuale scenario economico «anche gli effetti positivi derivanti dall’implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono a rischio, perché alcuni degli investimenti previsti potrebbero essere di difficile realizzazione ai prezzi attuali», avverte il Centro Studi di Confindustria. “Inoltre – rilevano gli economisti di via dell’Astronomia -, la scarsità di vari materiali potrebbe rendere difficoltoso realizzare alcuni investimenti nei tempi previsti. È, quindi, probabile che alcuni progetti debbano essere rivisti alla luce del contesto attuale, affinché il Piano possa essere effettivamente implementato».

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Di admin