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La super contagiosa variante Omicron, con “l’aiuto” delle sue gemelle subvarianti, non solo provoca un aumento dei contagi ma rende difficile evitare il diffondersi di un virus certamente depotenziato e poco pericoloso ma che riesce a eludere non soltanto il sistema immunitario ma anche l’uso della mascherina di protezione. È questo il succo del pensiero del professor Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia all’Università di Padova, che al Corriere del Veneto ha fatto un quadro della situazione attuale. “I contagi ormai si sono stabilizzati a circa 70mila al giorno a livello nazionale. Numeri importanti, che l’uso della mascherina non è più in grado di contenere se non in una percentuale tra il 15% e il 20%“, afferma il virologo.

La trasmissibilità di Omicron

Il motivo è presto detto: la variante Omicron ha un R0, cioè indice di trasmissibilità, tra 12 e 15: ecco perché a un certo punto diventa incontenibile. L’indice di trasmissibilità, lo ricordiamo, è la capacità che un singolo individuo ha di infettare il prossimo. Con questa variante, se una persona è positiva, potrebbe potenzialmente infettarne fino a 15. “E poi non tutti usano questa protezione al chiuso, alcuni la portano male e altri non sempre. Le misure di contenimento servono a poco, bisogna cambiare politica e proteggere i fragili“, sottolinea Crisanti. Tra due settimane, il ministero della Salute deciderà se eliminare l’obbligo di usare la mascherina dal 1° maggio o se prolungare questa misura.

Quali sono le mascherine più efficaci

In ogni caso, assieme ai vaccini, le mascherine sono l’unico strumento in grado di fermare il contagio, bloccarlo o limitarlo enormemente. Come abbiamo visto sul Giornale.it, quelle più efficaci sono senz’altro le Ffp2, obbligatorie per numerose attività negli scorsi mesi e con una capacità di bloccare il virus quasi al 100% se indossate correttamente. “Le Ffp1 hanno un’efficienza di filtrazione dell’80%, Ffp2 del 94% e le Ffp3, che sono le più prestazionali, hanno un’efficienza di filtrazione che arriva al 99%“, ha spietato a Repubblica Federico Pecoraro, vicedirettore del dipartimento laboratori di prova di Accredia, l’ente unico nazionale che si occupa di accreditare e verificare la competenza dei soggetti certificatori dei dispositivi personali di sicurezza.

Cosa dice lo studio

Come abbiamo visto, le Ffp2 hanno un alto potere filtrante in uscita e verso chi le indossa (oltre il 90%) rispetto a quelle chirurgiche che arrivano a un massimo del 20% in ingresso. Uno studio pubblicato dal Max Planck Institute, un’organizzazione di ricerca tedesca, ha spiegato che se due persone distanti tre l’una dall’altra, una non vaccinata e l’altra positiva al Covid, “in meno di cinque minuti la persona senza vaccino verrà infettata con quasi il 100% di certezza. Ma se le stesse persone indossano in modo corretto le maschere Ffp2 il rischio di contrarre il virus si riduce allo 0,1%“.

Dove vanno indossate

Dal momento che Omicron e Omicron 2 contagiano anche i vaccinati, l’unico modo per fermare il contagio è evitare di “respirare” o venire a contatto con il droplets dei nostri interlocutori, ossia le minuscole particelle di saliva che vengono espulse quando si parla, grida, tossisce o starnutisce. Ecco perché la raccomandazione del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) è quella di indossare le mascherine “negli spazi pubblici quando l’obiettivo della salute pubblica è limitare la trasmissione nella comunità” e “concentrarsi sull’uso di maschere facciali in contesti specifici per proteggere le persone vulnerabili al Covid grave, come gli anziani e le persone con condizioni mediche di base”. Fondamentale l’uso che se ne fa, perché la mascherina deve essere regolata correttamente sulla base del naso e sul viso per ridurre al minimo lo spazio aperto tra il viso e la mascherina stessa.



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