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Sono 30.630 i nuovi contagi da Covid nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute. Ieri erano stati 53.588. Le vittime sono invece 125, in aumento rispetto alle 118 di ieri. I dati del lunedì riflettono comunque dell’effetto del fine settimana.

I ricoverati nei reparti normali sono in aumento (più 224) e raggiungono i 10.241. In calo le terapie intensive (meno 6), ora sono 483.

Sono 1.274.305 le persone attualmente positive al Covid, 9.711 in meno nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute. In totale sono 14.877.144 gli italiani contagiati dall’inizio della pandemia, mentre i morti salgono a 159.909. I dimessi e i guariti sono 13.442.930, con un incremento di 40.915 rispetto a ieri.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 211.214 i tamponi molecolari e antigenici. Ieri erano stati 364.182. Il tasso di positività è al 14,5%, in lieve calo rispetto al 14,7% di ieri

La regione con più casi ancora oggi è il Lazio (3.834), seguita dalla Campania (3.384) e dall’Emilia Romagna (3.195).

Agenas, occupazione dei reparti al 15%, ma l’Umbria arriva al 40%

L’occupazione dei posti nei reparti ospedalieri (non in terapia intensiva) da parte di pazienti Covid è ferma al 15% in Italia (un anno era al 43%) ma cresce in 7 regioni, arrivando a superare il 20% in 7 regioni: Umbria (40%), Calabria (32%), Basilicata (27%), Sicilia (26%), Marche (23%), Puglia (23%), Abruzzo (22%). L’occupazione delle terapie intensive, invece, è stabile al 5% in Italia (mentre esattamente un anno segnava il 41%), ma raggiunge il 10% in Calabria e il 12% in Sardegna. Questi i dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) del 3 aprile 2022.

Nel dettaglio, in base al monitoraggio quotidiano, l’occupazione dei posti nei reparti ospedalieri di area medica (o ‘non critica’) da parte di pazienti con Covid-19 cala in Calabria (al 32%) e cresce in 4 regioni o province autonome: Molise (17%), nella Pa Trento (al 12%), Umbria (40%) e Valle d’Aosta (13%) . E’ stabile nelle restanti 16 regioni: Abruzzo (al 22%), Basilicata (27%), Campania (18%), Emilia Romagna (13%), Friuli Venezia Giulia (11%), Lazio (19%), Liguria (15%), Lombardia (10%), Marche (23%), Pa di Bolzano (12%), Piemonte (9%),  Puglia (23%), Sardegna (20%), Sicilia (26%), Toscana (17%) e Veneto (9%).
Sempre a livello giornaliero, l’occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti con Covid-19 cala in Calabria (al 10%) e Veneto (3%). Cresce, invece, in Abruzzo (al 9%)e Piemonte (5%). In Valle d’Aosta e Molise (0%) variazione non disponibile.

La percentuale è stabile nelle restanti 15 regioni o province autonome: Basilicata (al 4%), Campania (7%), Emilia Romagna (4%), Friuli Venezia Giulia (3%), Lazio (8%), Liguria (4%), Lombardia (2%), Marche (4%), Pa Bolzano (3%), Pa Trento (2%), Puglia (8%), Sardegna (12%), Sicilia (8%), Toscana (6%), Umbria (2%) .

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Oggi nuova flash survey sulle varianti

Al via oggi una nuova indagine per comprendere la circolazione delle varanti Covid in Italia. I campioni raccolti oggi 4 aprile, corrispondenti a prime infezioni, saranno analizzate tramite sequenziamento genomico. I risultati verranno diffusi fra una settimana circa. La variante Omicron è ormai saldamente prevalente in Italia, ma si vuole controllare l’andamento di due subvarianti, Omicron 2 e la nuova Omicron Xe, che combina mutazioni di Omicron 1 e di Omicron 2 e sembra essere del 9,8% più contagiosa.

I rianimatori: oggi in terapia intensiva tre tipi di pazienti

“Lo scenario nelle terapie intensive è cambiato. Oggi abbiamo tre tipologie di pazienti con Covid-19: i no vax che arrivano anche con polmoniti molto gravi e hanno subito bisogno di supporto respiratorio. Poi abbiamo una seconda categoria rappresentata da pazienti fragili vaccinati, come chi soffre di insufficienza cardiaca, respiratoria o renale, cirrosi epatica, diabete, ma anche malati oncologici” spiega  Antonino Giarratano, presidente della della Società Scientifica Italiana degli Anestesisti Rianimatori e Terapisti del Dolore (Siaarti).

Senza tripla vaccinazione, precisa Giarratano, “avremmo avuto un 80% di mortalità in questa gruppo di pazienti in cui oggi l’infezione da Sars-Cov-2, pur non manifestandosi polmoniti gravi, produce un aggravamento della disfunzione d’organo già presente. C’è poi una terza tipologia di pazienti con Covid che arrivano in intensiva: chi va incontro a problemi gravi di salute come ictus o incidenti e, nel momento in cui viene ammesso in terapia intensiva, viene trovato positivo”.
 

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