[ad_1]

 

Il viaggio a Kiev –

“Qualcuno mi ha domandato, più di uno”, di andare a Kiev. “Ho detto con sincerità che la disponibilità sempre c’è, non c’è il ‘no’. Sono disponibile”, “è sul tavolo. Ma non so se si potrà fare, se è conveniente farlo, se è per il meglio o se devo farlo” dice spiegando che tutto questo è in valutazione. Non dunque un problema di sicurezza, come tanti potrebbero pensare, ma la necessità di capire se un suo viaggio in Ucraina potrebbe far avvicinare l’obiettivo della pace.

 

“Io sono disposto a fare tutto quello che si possa fare – ribadisce Papa Francesco -. La Santa Sede, soprattutto la parte diplomatica, sta facendo di tutto, il card. Parolin e mons. Gallagher, stanno facendo di tutto. Non si può pubblicare tutto quello che fanno per prudenza e riservatezza” ma assicura: “siamo al limite del lavoro” e “tra le possibilità c’è il viaggio” del Pontefice nella capitale ucraina.

 

Ipotesi incontro con Kirill –

Poi riferisce che si sta lavorando per un suo incontro con il patriarca russo Kirill. “Si pensa di farlo in Medio Oriente”,
riferisce Bergoglio. Anche il Patriarcato di Mosca aveva qualche giorno fa parlato di questa ipotesi, un incontro che si potrebbe tenere in Libano e che tanto importante potrebbe essere nella necessità di tessere i fili del dialogo in questo complicato momento della storia.

 

“Messaggio contro Putin? Io parlo a tutti” –

Il Papa in questo mese di guerra in Ucraina non ha sentito il Presidente russo Vladimir Putin. “Il primo giorno ho sentito di dover andare all’ambasciata russa”. A chi gli chiede quale messaggio invierebbe al Presidente russo, Papa Francesco ha  risposto: “I messaggi che ho dato sono a tutte la autorità, non faccio un doppio linguaggio. E’ sempre lo stesso”: “ogni guerra che nasce è un’ingiustizia, sempre”. “Il Signore abbia pietà di noi, di tutti noi” perché “tutti siamo colpevoli”, ha detto il Papa affermando che “noi siamo testardi come umanità, siamo innamorati delle guerre, è lo spirito di Caino”. Ed e’ tornato a condannare ancora una volta il proliferare delle armi in tutto
il mondo.

 

L’Europa apra le porte non solo agli ucraini –

E pensando alla tragedia umanitaria che si sta consumando nell’Europa orientale, il Papa auspica che l’Europa “così come sta facendo, con tanta generosità, posto agli ucraini, aprendo loro la porta” faccia lo stesso “anche con quelli che vengono dal Mediterraneo”.

 

Rivolge poi un pensiero a tutti i giornalisti caduti a causa del conflitto: “Voglio esprimere le mie condoglianze per i vostri colleghi che sono caduti. Il vostro lavoro è un servizio per il bene comune e questi sono caduti per un servizio, per l’informazione. Io prego per loro” dice riferendo di essere spesso in contatto con la giornalista argentina Elisabetta Piquè che lo segue normalmente nei suoi viaggi apostolici ma che oggi non c’è perché è ad Odessa a raccontare la guerra.

 

La confidenza sulla salute “capricciosa” –

E infine una confidenza sul suo stato di salute:  “La mia salute è un po’ capricciosa, ho questo problema al ginocchio” che mi dà “problemi per camminare. E’ un po’ fastidiosa, ma va migliorando, almeno posso camminare, fino a una settimana fa non lo potevo fare”. Spera di poter migliorare ancora ma “a questa età non si sa come finirà la partita. Speriamo che vada bene”. 

 

Ti potrebbe interessare anche:




[ad_2]

Source link