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Nel discorso con cui si è proclamato vincitore, Vucic si è detto orgoglioso di aver ottenuto un secondo mandato senza passare dall’appendice del ballottaggio. “Un enorme grazie ai cittadini della Serbia – ha detto -. Sono infinitamente orgoglioso e infinitamente felice”.

 

La composizione del nuovo Parlamento –

Quando i dati non sono ancora definitivi, si stima inoltre che il Partito progressista serbo (Sns) di Vucic si attesti attorno al 43%, seguito dal gruppo di opposizione Uniti per la vittoria della Serbia, con circa il 13%. Il Partito socialista serbo, alleato di lunga data dell’Sns, è al terzo posto con l’11,6% dei voti. La coalizione di destra Nada (Speranza per la Serbia) e Moramo (Dobbiamo), un’alleanza di movimenti e partiti verdi, hanno ottenuto rispettivamente il 5,4 e il 4,3 per cento dei voti. Non avendo la maggioranza dei 250 seggi per governare da solo, il Partito progressista serbo dovrà cercare alleati di coalizione. 

 

Un’elezione all’ombra di pandemia e guerra –

Con lo slogan “Pace e stabilità”, Vucic ha convinto l’elettorato a proseguire con lui. Una elezione che si è svolta all’ombra della guerra in Ucraina e con gli alti e bassi della pandemia indebolita ma non ancora debellata. Una campagna che aveva inizialmente come temi dominanti la lotta a corruzione e criminalità, il rafforzamento dei diritti democratici e la difesa dell’ambiente, temi che sono rimasti ai margini, sopraffatti dall’incombere della guerra e dal posizionamento della Serbia sul conflitto armato nell’Ucraina, non così lontana.

 

E le nuove tensioni emerse con l’intervento armato russo, insieme ai timori per il possibile estendersi di instabilità e minacce anche ai Balcani, hanno dato ulteriore motivazione e slancio alla campagna di Vucic che, oltre a martellare sui grandi risultati economici e di modernizzazione del Paese ottenuti dalla sua gestione negli ultimi dieci anni, si è posto come l’unico e vero leader politico in grado di mantenere la barra dritta e garantire pace e stabilità non solo alla Serbia ma all’intera regione.

 

Un occhio alla Ue e un altro a Putin –

La guerra tuttavia ha posto la Serbia, e Vucic in primis, in una posizione scomoda nei confronti dell’Unione europea, con cui ha in corso il negoziato di adesione. Pur condannando la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina, Belgrado si rifiuta infatti di aderire alle sanzioni internazionali contro Mosca invocando gli interessi nazionali della Serbia, in primo luogo le forniture energetiche a prezzi scontati e il sostegno sulla spinosa questione del Kosovo. “Per il futuro la cosa più importante è mantenere pace e stabilità e garantire la prosecuzione del progresso economico”, ha detto Vucic, la cui politica assertiva e muscolare ha assunto toni sempre più nazionalpopulisti.

 

Alle elezioni generali di domenica hanno partecipato le forze di opposizione che avevano invece boicottato le ultime legislative del giungo 2020. E la loro scesa in campo sembra aver contribuito a mobilitare l’elettorato con una affluenza che è cresciuta sensibilmente rispetto alle ultime elezioni. 



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