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Il verdetto arriverà l’11 aprile. Il Tribunale di Milano ha chiesto ai commissari giudiziali del concordato Moby e CIN di esprimersi definitivamente sul nuovo piano di concordato, integrato da Moby e CIN a poche ore dal termine fissato dal Tribunale: la mezzanotte del 31 marzo. Sul piano i commissari avevano espresso riserve qualche mese fa rispetto all’ottimismo dei risultati promessi, pur certificando che assicurava quanto chiesto: la salvaguardia dei lavoratori anche a discapito dei creditori delle compagnie del gruppo Onorato. Adesso però insieme a quel piano il gruppo Onorato ha depositato due atti jolly, fino a una settimana fa insperati quanto improbabili: l’ingresso del gigante MSC in Moby spa, con una salvifica iniezione di 81 milioni di euro liquidi, e l’accordo con i commissari di Tirrenia in A.S. sul maxi debito da 180 milioni ancora dovuto.

I termini di quest’ultimo accordo rappresentano un risultato in incredibile controtendenza col passato: dopo anni di battaglia legale infatti, Tirrenia in A.S. rinuncia al 55% del suo credito a beneficio di CIN spa, che acquisì il meglio dell’ex compagnia di Stato nella privatizzazione 2012 evitando per sei anni di saldare circa la metà del conto. I nuovi commissari di Tirrenia in A.S. – Gerardo Longobardi, Stanislao Chimenti Caracciolo di Nicastro e Giulia Pusterla, gli ultimi due nominati a dicembre 2021 dopo il decesso dello storico Prof. Caravita di Torritto e le dimissioni di Stefano Ambrosini – hanno accettato in extremis la nuova proposta del gruppo guidato da Vincenzo Onorato: saldo e stralcio del debito e di quanto già ottenuto nei tribunali (un sequestro preventivo da 20 milioni oltre a garanzie del credito per 159 milioni di euro) in cambio di un bonifico da 82 milioni di euro complessivi, da ricevere entro 15 giorni dall’ammissione del concordato che arriverà, salvo sorprese, a fine giugno. Ottantadue milioni a fronte di 180 milioni dovuti, garantiti da una fidejussione bancaria assicurata da un istituto garante dell’operazione.

Tirrenia in A.S. prenderà quindi meno persino di quanto promessole da Moby stessa un anno fa, come accordo di ristrutturazione del debito – 144 milioni di euro – rifiutato allora dai suoi commissari. Ilfattoquotidiano.it ha provato senza successo a ottenere un commento dai nuovi commissari di Tirrenia in A.S. riguardo i motivi di questo accordo insperato fino a sette giorni fa. Resta evidente la novità evidente data dal tempo di saldo del debito, rispetto a qualsiasi proposta precedente: entro luglio 2022 Tirrenia in A.S. avrà infatti 82 milioni di euro cash, certi, forniti per la quasi totalità dal bonifico che la MSC di Aponte garantirà a Moby. A quanto noto a ilfattoquotidiano.it Aponte non avrebbe solo garantito questi fondi cruciali per risolvere la partita con Tirrenia in A.S., ma avrebbe anche tolto a Onorato il problema sollevato dal Tribunale di Milano circa lo strano meccanismo di acquisizione delle due navi Ro-Pax commissionate dal gruppo in Cina. Le prenderà tramite una controllata MSC e girerà gli scafi a nolo alla Fratelli Onorato srl. Una operazione di salvataggio completa quindi dalla quale il patron di MSC guadagnerà unicamente una partecipazione di minoranza del 25% nella compagnia leader del gruppo Onorato, senza possibilità di orientarne la governance.

Dall’11 aprile, con il probabile parere favorevole dei commissari giudiziali sul nuovo piano presentato, per il gruppo Onorato si prospetta una nuova stagione. Dovrà solo attendere il 20 e 27 giugno per ricevere il via libera finale ad un concordato annuale – e non più quinquennale – assicurato dall’accordo già raggiunto con i principali creditori: Tirrenia in A.S., l’AdHoc Group dei principali fondi equity possessori del bond Moby (già risorto come valutazione) e le banche. Spariranno così dai bilanci di Moby spa e CIN spa centinaia di milioni di debiti – difficili da stimare dato che le aziende non presentano bilanci dal 2019 – e i traghetti continueranno ad assicurare le tratte in modo redditizio all’armatore, seppur senza i 72 milioni di euro l’anno di contributo pubblico garantiti fino al luglio dello scorso anno.

Unico punto interrogativo rimasto sul futuro: l’esito dell’inchiesta per bancarotta della Procura di Milano in cui sono coinvolti Vincenzo e Achille Onorato. Le indagini sono in via di conclusione e potrebbero comportare al massimo che a guidare il gruppo Onorato verso un futuro più sereno non sia il suo capostipite.

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