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Il presunto attacco ucraino è documentato da video che mostrano gli incendi e i vigili del fuoco al lavoro per spegnere le fiamme che, secondo l’agenzia Tass, hanno coinvolto otto serbatoi. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, non ha “né confermato né smentito” la notizia: “Non sono a conoscenza di tutte le informazioni militari”, ha dichiarato.

 

Ci sono diversi buone ragioni per cui l’esercito ucraino possa aver deciso di colpire Mosca anche oltre il confine. La città di Belgorod, capoluogo dell’omonima regione, dista meno di 80 chilometri da Kharkiv. Esattamente a metà tra le due città corre il confine russo-ucraino. Dopo Mariupol, Kharkiv è stata la città più colpita dai bombardamenti russi. Mosca, infatti, la ritiene un obiettivo strategico per arrivare a controllare il Donbass e l’intera zona orientale dell’Ucraina. Poco prima che l’invasione russa cominciasse, a fine febbraio, Belgorod era uno dei luoghi dove Vladimir Putin aveva ammassato le sue truppe per lanciare l’aggressione.

 

Kiev smentisce di aver attaccato il deposito di Belgorod

– Un alto funzionario della sicurezza ucraino ha negato le accuse di Mosca secondo cui Kiev sarebbe responsabile dell’attacco al deposito petrolifero nella città russa di Belgorod. “Per qualche motivo dicono che siamo stati noi, ma secondo le nostre informazioni questo non corrisponde alla realtà”, ha detto il segretario del Consiglio di sicurezza ucraino, Oleksiy Danilov alla televisione nazionale.

 

 

Usa: “Putin unico aggressore”

 La Casa Bianca, pur non commentando le accuse del Cremlino contro Kiev per l’attacco contro un deposito di carburante a Belgorod, ha accusato Putin di “aver iniziato questa guerra”. “Qui c’è un solo aggressore e questo è il presidente Putin e l’esercito russo ai suoi ordini”, ha detto la portavoce Jen Psaki.

 



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