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Automotive News disegna la strategia del gruppo in questo momento di incertezza globale: i nuovi pianali modulari nascono principalmente per veicoli a batteria, ma possono anche supportare motori tradizionali

Gianluigi Giannetti

Le strategie del mondo dell’auto sono difficili da decifrare, almeno in tempi normali. La guerra in Ucraina è però solo l’ultimo evento destabilizzante di una catena che, andando a ritroso, comprende la crisi dei chip, la pandemia e il programma Fit for 55 con cui l’Unione europea vuole vincolare lo stop alla vendita di vetture a motorizzazione tradizionale entro il 2035. Ogni azienda automobilistica non può non avere molti piani di riserva, ma ormai è costretta a muoversi in uno scenario economico e politico che assomiglia ad uno slalom dove i birilli si spostano come tarantole. Per sopravvivere, la strategia deve venire allo scoperto. Ecco allora che la conferenza stampa di Carlos Tavares al termine di un incontro con i rappresentanti sindacali, a Torino lo scorso 31 marzo, ha fornito certamente  all’amministratore delegato di Stellantis l’occasione di ribadire la centralità delle fabbriche nel nostro Paese, ma a noi lo spunto per decifrare più precisamente le mosse per gruppo. In un resoconto quasi troppo lineare, la testata Automotive News Europe spiega invece che le nuove piattaforme Stla di Stellantis “sono state sviluppate principalmente per veicoli elettrici a batteria, ma possono anche supportare varianti di motorizzazione tradizionale a combustione, dove il mercato lo richieda”. Una frase che sembra contraddire quanto affermato dal gruppo negli ultimi nove mesi.  Non è così, anche se la novità è notevole.

variabile multienergia

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L’accelerazione impressa dalle istituzioni europee verso l’auto elettrica ha costretto negli ultimi anni i grandi gruppi automobilistici spesso ad una scelta che apparentemente non lasciava spazio ad errori. La nuova generazione di vetture a zero emissioni di grande diffusione sembrava cioè non poter nascere se non su piattaforme modulari concepite esclusivamente per questo scopo, e dunque pensate fin dall’inizio sulla base dei minori ingombri del motore elettrico, e poi con un abitacolo dal pavimento che non ospita organi meccanici, ma solo le batterie per il massimo dell’estensione possibile, centralizzando così il peso nella zona compresa tra le ruote anteriori e posteriori. Semplificando, è passato uno schema “nativo elettrico”, ma dal quale evidentemente non si può ricavare una vettura con propulsore tradizionale o ibrido. Tra i maggiori player del mercato, il gruppo Volkswagen è stato il primo a seguire con estrema decisione questa strada, seguito da Renault. Entrambi puntano ad allargare entro il 2025 l’offerta di modelli anche alle più piccole citycar. Se però la direzione verso l’auto elettrica finora apparsa così netta dovesse subire dei rallentamenti, a pagare davvero sarebbe invece una strategia differente. Ad esempio, quella scelta realmente da Tavares, con le piattaforme Stellantis Stla annunciate finora solo per le loro possibilità in veste elettrica, ma come sottolinea ora Automotive News, evidentemente pronte a gestire qualsiasi deviazione o ritardo come un vantaggio, perché utilizzabili anche come base per una generazione intermedia di vetture a motorizzazione tradizionale. Sono cioè piattaforme multienergia. Ad una verifica su tutte le comunicazioni dell’azienda, Stellantis non l’ha mai ufficialmente negato.

obiettivi mobili

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Ciò che Stellantis ha comunicato in occasione dell’evento Ev Day l’8 luglio scorso è dunque una porzione del mosaico, quello elettrico. La piattaforma Stla Small consentirà a 500 km d’autonomia, la Medium 700 e la Large 800, mentre Stla Frame con telaio separato è destinata ai pick-up e garantisce ancora 800 km di autonomia. Le quattro piattaforme possono essere configurate per la trazione anteriore, posteriore e integrale con batterie comprese tra 37 e 200 kWh di capacità. “Prevediamo di raggiungere vendite annuali globali per cinque milioni di veicoli a batteria entro il 2030”. Questa le parole di Carlos Tavares comunicando il nuovo piano industriale Dare Forward 2030, il 1°marzo. d’altro canto, lo scorso ottobre il Country Manager di Stellantis in Italia, Santo Ficili, chiariva che le quattro piattaforme sono state disegnate con un grande livello di flessibilità e ciascuna di esse potrà supportare la produzione di 2 milioni di veicoli ogni anno”. Dunque esiste un margine di ameno tre milioni di vetture, non elettriche. Secondo poi quanto riporta Automotive News, il debutto della piattaforma Stla Small è previsto nei primi mesi del 2026 con il successore dell’attuale Suv compatto Jeep Renegade. Dal canto suo, Stla medium farà il suo ingresso sul mercato nel 2024 con un crossover di taglia grande a marchio DS, mentre Stla Large si presenterà con una nuova “performance muscle car” firmata Dodge nel 2024, per altro stesso anno in cui la piattaforma Stla frame sosterrà il lancio di un nuovo pick-up targato Ram. Tutto questo, evidentemente, con una grande possibilità di riallineare la produzione di vetture a motorizzazione tradizionale in base ad ulteriori cambiamenti di scenario, finora non favorevoli all’elettrico.



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