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di Stefano Montefiori, nostro corrispondente a Parigi

Davanti a 30 mila persone, il presidente francese cita Sarkozy e Mitterand nel suo unico comizio prima del primo turno delle presidenziali. Poi l’invito ad alzare l’età pensionabile: «Bisogna lavorare di più, come in Italia, Spagna e Germania»

«Né arroganza né disfattismo, io voglio la mobilitazione generale, la volontà e l’azione. Aiutateci, unitevi a noi!», grida Emmanuel Macron
nel suo unico comizio prima del primo turno delle presidenziali: mancano solo otto giorni e il largo distacco di qualche settimana fa, che poteva suggerire arroganza, sta lasciando il posto a una rimonta di Marine Le Pen e a preoccupazioni che, chiede Macron, non devono diventare disfattismo. Settimane passate a occuparsi della guerra in Ucraina, a parlare con Putin, Biden e Zelensky, hanno rafforzato il suo status di uomo di Stato ma hanno allontanato la presa di Macron sulla campagna elettorale nazionale, finora trascurata.

Ecco perché ieri pomeriggio Macron è tornato a parlare agli elettori mettendoci tutto sé stesso, nella speranza di invertire la tendenza e frenare l’ascesa dell’avversaria. Camminando disinvolto sul palco a forma di esagono come la Francia, con una padronanza della scena che lo ha spinto qualche volta a mettersi la mano in tasca mentre si rivolgeva ai 30 mila della Défense Arena (la sala più grande d’Europa), Emmanuel Macron ha interpretato per due ore e mezza il ruolo che gli riesce meglio: quello dell’uomo competente e affidabile, talmente forte e sereno da non sottomettersi ad alcuna ideologia se non quella dell’efficacia, insomma il presidente-candidato insostituibile al quale affidare il Paese per altri cinque anni.

Di fronte a questa esibizione di padronanza quasi insolente rispetto alle prestazioni di alcuni avversari (una tra tutti Valérie Pécresse), resta un dubbio: il rischio che un comizio così spettacolare e perfetto, appassionato ma non troppo, tra fuochi d’artificio e musica live, grandi schermi all’americana e scritte luminose «Emmanuel Macron Avec Vous», sancisca la distanza tra il mondo levigato del presidente e quello reale, abitato da tanti francesi angosciati per il pieno di benzina. Molti di loro pensano che Macron sia «il presidente dei ricchi», e non apprezzeranno il suo invito a «lavorare di più, come in Italia, Spagna e Germania» alzando l’età della pensione a 65 anni (oggi 62). Macron torna ai fondamentali che gli procurarono la clamorosa vittoria del 2017: una certa franchezza, e soprattutto la voglia di prendere quel che di buono c’è in ogni proposta politica, ponendosi come l’uomo della competenza, della responsabilità, del rispetto verso gli avversari — «non fischiateli!» — e della fiducia nel futuro. «Chiedo a tutti quelli che oggi, dalla socialdemocrazia al gollismo passando per gli ecologisti, non si sono ancora uniti a noi, di farlo, perché dall’inizio di questa avventura noi abbiamo un solo partito, è il nostro Paese!».

E infatti
Macron non esita a prendere frasi dal repertorio dei rivali e dei predecessori, come un best of della politica francese dagli ultimi quarant’anni ai giorni nostri: parla del «vero potere d’acquisto, quello per cui quando si lavora, si guadagna di più», ispirandosi al «lavorare di più per guadagnare di più» che portò Nicolas Sarkozy all’Eliseo nel 2007; poi Macron dice che «non c’è niente di più potente della forza tranquilla della fraternità», citando stavolta la celebre force tranquille di François Mitterrand nel 1981; ma riprende anche «le nostre vite valgono più di tutti i profitti» del Nuovo partito anticapitalista (addirittura) di Philippe Poutou e persino il «siccome è impossibile, lo faremo» di Eric Zemmour. Un sincretismo che si vede anche nei canti proposti dai giovani macronisti ai militanti per scaldare la sala: daJ’irais où tu iras
di Céline Dion a Bella ciao
(attribuita peraltro alla serie Casa de Papel, non alla Resistenza italiana).

L’ultimo sondaggio Ifop dà Macron in testa al primo turno con il 27% (meno 2,5%) davanti a Marine Le Pen al 22% (più 3,5%) e a Jean-Luc Mélenchon (15%, più 2%). Ma al secondo turno le cose si complicano: Macron scende al 53% (due settimane fa era al 58) e Marine Le Pen sale al 47% (era al 42). L’ipotesi che in tempi di guerra alla guida della sola potenza nucleare della Ue vada Marine Le Pen che è vicina a Putin, vuole uscire dal comando integrato della Nato e ridurre al massimo le competenze dell’Unione, è per ora non probabile ma del tutto possibile. Macron chiede l’aiuto dei francesi «per la Francia, e per l’Europa».

2 aprile 2022 (modifica il 2 aprile 2022 | 23:41)

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