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Sta facendo discutere il caso di una 17enne morta in ospedale a Perugia lo scorso 27 marzo. Non è ancora chiara la causa del decesso della giovane, ma in base a quanto è emerso, tra le ipotesi al vaglio dei medici, ci sarebbe anche l’influenza suina. L’esame autoptico non ha ancora dato risposte chiare, e per questo è bene evitare speculazioni.

La paziente, entrata in pronto soccorso a causa di difficoltà respiratorie e febbre, è infatti risultata positiva anche a stafilococco. Negativa invece al Sars-Cov-2, dunque al Covid. Quanto dovremmo preoccuparci se dovesse trattarsi di influenza suina?

Cos’è l’influenza suina e che differenza c’è con l’influenza normale

L’influenza stagionale è provocata da virus che si sono adattati a diffondersi e sopravvivere negli esseri umani. Allo stesso modo il nostro organismo ha sviluppato un certo grado di immunità naturale ai ceppi più comuni, che viene rafforzata nei pazienti fragili attraverso il vaccino annuale.

L’influenza aviaria e l’influenza suina sono invece virus che colpiscono volatili e maiali. Raramente questi possono infettare l’uomo, ma ci possono essere casi di trasmissione, in genere in caso di contatto diretto con animali malati.

Quando un individuo si infetta sia con virus influenzali umani sia con quelli animali, si possono sviluppare virus modificati che possono trasmettersi da uomo a uomo, per cui l’immunità naturale spesso non basta. Con il rischio che si sviluppi una pandemia.

Una pandemia di influenza suina è già avvenuta pochi anni fa

La prima pandemia del XXI secolo non è stata quella di Covid. Nel 2009, dal Messico, ha iniziato a diffondersi un nuovo virus influenzale di tipo A/H1N1, poi denominato A(H1N1)pdm09, noto semplicemente come influenza suina.

Il sottotipo non era mai stato rilevato prima né negli animali né nell’uomo. Si ipotizza che sia stato originato da un riassorbimento triplo tra virus influenzali di maiali, uccelli ed esseri umani, combinato ulteriormente con l’influenza euroasiatica dei suini.

La pandemia influenzale del 2009 ha colpito principalmente bambini e giovani in buona salute, in modo sproporzionato rispetto al resto della popolazione, forse a causa della bassa copertura vaccinale. Si stima che in un anno ci siano stati tra i 100 mila e i 400 mila decessi causati da questo virus.

A distanza di 13 anni, il virus circola oggi in maniera endemica. Sono stati rilevati nel tempo altri virus influenzali che derivano, in parte o completamente, dai suini. La positività a questi patogeni non deve destare particolare preoccupazione, ma i sintomi non devono essere sottovalutati.

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Quali sono i sintomi dell’influenza suina e chi rischi di più

I sintomi dell’influenza suina sono simili a quelli dell’influenza comune.

  • Febbre.
  • Tosse.
  • Mal di gola.
  • Dolori.
  • Mal di testa.
  • Brividi.
  • Naso tappato.
  • Stanchezza.
  • Nausea.
  • Vomito.
  • Diarrea.

In generale si sviluppano da uno a quattro giorni dopo l’esposizione al virus e possono durare fino a una settimana, risolvendosi in maniera autonoma e con l’ausilio di farmaci da banco. Tuttavia possono esserci complicanze anche gravi.

  • Polmonite.
  • Insufficienza respiratoria.
  • Peggioramento di disturbi cronici, come malattie cardiache e polmonari e diabete.
  • Aborto spontaneo o parto prematura.

Sono ad alto rischio i bambini piccoli, i soggetti che hanno malattie renali o epatiche o che hanno il sistema immunitario compromesso a causa di terapie o patologie come l’Aids. A volte si osservano peggioramenti rapidi anche in individui giovani e sani. A dispetto del nome non è più a rischio chi mangia carne di maiale, che non è un veicolo di contagio.

Come si cura e come si previene l’influenza suina

Per guarire sono prescritti riposo e corretta idratazione. I medicinali sono somministrati per alleviare i sintomi, come il paracetamolo contro la febbre. Nei casi più gravi si può ricorrere a farmaci antivirali e ad antibiotici in caso di infezione secondaria di tipo batterico.

Il vaccino antinfluenzale è efficace per prevenire l’influenza suina e in generale il tipo A/H1N1. È consigliato ai soggetti fragili e anziani. Le indicazioni per prevenire l’infezione, come abbiamo imparato anche grazie al Covid, sono una corretta igiene e il lavaggio frequente delle mani, l’areazione degli ambienti, il distanziamento in caso di sintomi e una corretta alimentazione.

Insomma, non c’è nessun allarme per l’influenza suina e non ci sono i presupposti per pensare che ci siano rischi per la popolazione. È bene tuttavia prestare attenzione ai sintomi e rivolgersi al medico quando questi sussistono, evitando terapie fai da te.



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Di admin