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AGI – La guerra in Ucraina compatta il fronte est della Nato e riavvicina Grecia e Turchia, i cui rapporti “non sono mai stati aperti al dialogo come ora”. Parola del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, che ha ricordato come l’aumento del 70% dell’interscambio commerciale tra i due Paesi nel 2021 rispetto a un 2020 ricco di tensione tra i due Paesi, sia il frutto del dialogo ripartito nel 2021 e abbia creato le basi per un dialogo teso proprio a risolvere la decennale disputa sul Mediterraneo Orientale che quelle tensioni aveva creato. 

“Posso affermare che i canali di dialogo tra noi e la Grecia non sono mai stati tanto aperti come oggi. Noi abbiamo fatto la nostra parte, ci aspettiamo la stessa sincerità da parte della Grecia”.

Le dichiarazioni di Cavusoglu arrivano a poche settimane dalla visita in Turchia del premier greco Kyriakos Mitsotakis, che con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sottolineato la responsabilità dei due Paesi derivante dall’architettura del sistema di difesa di Nato e Ue, di cui Turchia ed Ue costituiscono il fianco est. Sebbene sul piatto rimangano diverse questioni aperte, tra cui i diritti per lo sfruttamento del gas al largo di Cipro, lo spazio aereo e lo status della minoranza turca in Grecia, tra i due Paesi il clima è tornato costruttivo anche alla luce delle questioni legate alla sicurezza e alla difesa di Nato e Ue, tornate prioritarie con il conflitto in Ucraina.

A spingere al riavvicinamento tra i due Paesi anche il processo di normalizzazione avviato da Erdogan con Israele. Il presidente dello stato ebraico Isaac Herzog si è recato lo scorso marzo ad Ankara, ponendo fine a un lungo stop delle relazioni tra i due Paesi. Al centro dell’incontro lo sfruttamento dell’enorme giacimento di gas israeliano denominato “Leviatano”, cui Turchia ed Europa puntano decise per abbassare la dipendenza energetica dalla Russia. 

Il progetto di un hub energetico che passi attraverso la Turchia  utilizzando anche il gas dei giacimenti a largo di Cipro, richiede una comunione di intenti da parte di Israele, Ankara e Atene e ripropone la necessità di giungere a un compromesso nella eterna disputa relativa l’isola divisa tra turchi e greci.

Compromesso necessario per convogliare il gas verso l’Europa, per cui la questione dell’approvvigionamento energetico è tornata centrale.

Il dialogo

Nel gennaio 2021 Turchia e Grecia sono tornate a parlarsi dopo quasi 5 anni, nel tentativo di risolvere la decennale disputa relativa il mediterraneo orientale. Poco più di un anno fa a Istanbul sono iniziati dei colloqui esplorativi tra delegazioni di Atene e Ankara, su invito del presidente Erdogan, che nel 2021 ha rilanciato la candidatura di Ankara a entrare nell’Ue.

Una candidatura recentemente riproposta e che ha ottenuto apertura da parte di Bruxelles, anche alla luce del peso assunto da Ankara durante la crisi ucraina. Nonostante non siano mancati in questi mesi gli inviti ad Atene del ministro della Difesa Hulusi Akar e di Cavusoglu a “smetterla con le provocazioni”, la recente visita in Turchia del premier greco, Kyriakos Mitsotakis, ha confermato l’interesse di Atene a dialogare e mostrare maggiore flessibilità del passato la giurisdizione di tratti di mare che considera propri.

Da ricordare che tra il 2002 e il 2016 i due Paesi si erano seduti al tavolo 60 volte, prima che il negoziato si interrompesse su iniziativa della Grecia.

Con questi presupposti l’obiettivo minimo è quello di convenire su una corte od organismo internazionale che dirima la annosa disputa e rappresenti una nuova pagina nelle relazioni tra i due Paesi, riavvicinatisi ora nella contingenza dettata dal conflitto.

Mezzo secolo di rivendicazioni

La disputa tra Ankara e Atene riguarda la piattaforma continentale dei due Paesi; disputa iniziata nel 1973, quando la Turchia iniziò a concedere unilateralmente permessi per l’esplorazione del fondo marino al largo di Lesbo, Chio, Samotracia, Psarà e Antipsarà, negando la tesi che le isole greche, vicinissime la costa turca, possiedano una propria piattaforma continentale al di là del limite delle proprie acque territoriali (12 miglia nautiche).

Ankara, a sostegno della propria tesi, ricorda che le isole non sono considerate ai fini della piattaforma continentale né negli accordi che la Grecia ha recentemente stipulato con l’Italia rispetto alle isole del Mar Ionio, né nel controverso accordo che il ministro degli Esteri Atene ha firmato con l’Egitto, la scorsa estate al Cairo.

Kastellorizo-Meis, cosi la polemica è ripartita

Nell’estate del 2020 un nuovo picco di tensione tra i due Paesi a causa della piccola isola greca di Kastellorizo, nota per il film Mediterraneo del premio Oscar Gabriele Salvatores. Appena 9 km quadrati di superficie da cui però è nata una contesa su 50 mila km quadrati di piattaforma continentale, nelle cui profondità ci sono buone possibilità giacciano riserve di idrocarburi. La pretesa di giurisdizione di Atene sul tratto d mare conteso si basa sulla stessa Kastellorizo, che i turchi chiamano Meis e viene rigettata da Ankara in base alla vicinanza dell’isoletta dalle coste turche, appena 1,8 km, a fronte della lontananza dalle terraferma greca, circa 520 km e dalle isole, 318 km.

2020, un anno ad alta tensione

Prima dell’inizio dei colloqui del 2021 e del processo di riavvicinamento un primo significativo segnale di distensione si e’ avuto con lo scambio di lettere tra Erdogan e il presidente francese Emmanuel Macron all’inizio dell’anno.

I due avevano polemizzato a più riprese, dopo che la Francia ha sostenuto fermamente la Grecia nel 2020, venduto aerei da guerra ad Atene e ha spinto le proprie navi fino a poche miglia nautiche dalle isole turche, innervosendo non poco Erdogan.

Macron nel corso del 2020 ha proposto più volte sanzioni nei confronti della Turchia, senza però ricevere l’appoggio di Italia, Spagna e Germania. 

Ora la ritrovata comunione di intenti 

Durante tutta l’estate Erdogan ha risposto inviando nel tratto di mare conteso navi per trivellare e ricercare idrocarburi, scortate da navi da guerra, mentre la Francia ha condotto esercitazioni militari al fianco della marina greca. Ankara ha sempre replicato con proprie esercitazioni. Atene, sostenuta dall’Eliseo, ha rifiutato nel corso dell’estate 2020 tre diversi tentativi di mediazione.  T

uttavia la guerra in Ucraina ha anche qui cambiato la lista delle priorità. Macron insieme ad Erdogan è stato l’unico leader a dialogare con il Cremlino durante la crisi e al recente vertice Nato di Bruxelles e non a caso i due leader hanno messo in cima all’agenda degli incontri del summit un faccia a faccia in cui hanno ribadito la necessità di insistere per una soluzione diplomatica al conflitto.

Erdogan ha anche recentemente ammesso di aver sbagliato ad affermare (nel 2020) che Macron “ha l’encefalogramma piatto” e chiesto scusa per l’affermazione.

Cambi di strategia

I colloqui iniziati del 2021 hanno fatto registrare un cambio di strategia della Grecia, che sostenuta da Macron, puntava a isolare Ankara. Strategia che ha sbattuto contro il muro innalzato dal governo Erdogan, che ha aperto al dialogo ma nella ferma convinzione di avere ragione, tanto da non aver esitato a inviare nell’area contesa trivelle e fregate e mettere Francia e Grecia dinanzi a un fatto compiuto che ha costretto i contendenti a trattare.

Le scelte di Erdogan hanno il sostegno di tutto il Paese (opposizioni incluse) e se il presidente turco ammorbidisse la propria posizione finirebbe col perdere consenso, errore imperdonabile a un anno dalle cruciali elezioni del 2023. Erdogan sembra però aver capito che l’unica maniera per affermare le rivendicazioni della Turchia è quella di trattare con l’Ue, senza commettere l’errore di isolarsi in un testa a testa con la Grecia. Una trattativa in cui Erdogan è ora innegabilmente più forte, alla luce del ruolo centrale svolto nella mediazione di Grecia e Turchia e della nuova priorità assunta dalle preoccupazioni legate la difesa del fianco est della Nato.

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