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05 aprile 2022 09:52

Ancora una volta l’Europa si trova davanti a scelte difficili, in questo caso per rispondere ai massacri compiuti dall’esercito russo nelle zone appena abbandonate nei dintorni di Kiev.

I dirigenti europei parlano di “crimini di guerra” che non resteranno impuniti e promettono che continueranno a sostenere l’Ucraina, in un momento in cui la guerra imperversa dall’est al sud del paese e il presidente Volodymyr Zelenskyj continua a invitare il vecchio continente ad agire.

Il problema è che le opzioni saranno molto limitate quando i rappresentanti dei 27 si incontreranno a Bruxelles nella giornata del 6 aprile. Fin dall’inizio del conflitto l’Unione europea ha mostrato una coesione e una reattività che hanno sorpreso perfino gli stati membri. Ma ora, dopo la raffica di sanzioni, la situazione è “arrivata a un punto di rottura”, spiegano i diplomatici. In sostanza da questo momento qualsiasi provvedimento avrà un costo molto elevato, e gli interessi nazionali (che non sempre sono convergenti) complicheranno ogni decisione.

L’argomento più difficile
Parlo chiaramente del problema dell’energia, perché ogni giorno le esportazioni di petrolio e carbone russo in Europa portano nelle casse di Mosca centinaia di milioni di euro per alimentare la macchina bellica russa. “Fermate questo commercio”, chiede dall’inizio Zelenskyj, consapevole di quanto la risposta europea sia carente in questo ambito.

La mattina del 4 aprile, ai microfoni di Radio France Inter il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito il sostegno della Francia all’interruzione dell’acquisto di petrolio e carbone russi. Questo provvedimento è il minimo che possiamo aspettarci dalla riunione del 6 aprile.

I leader europei sanno che la posta in gioco è enorme. In ballo ci sono i rapporti di forza nel mondo che uscirà dalla guerra voluta da Putin

Ma Macron non ha parlato del gas, l’argomento più difficile non tanto per la Francia quanto per l’Europa in senso globale, perché il continente dipende al 43 per cento dal gas russo. Il tema divide soprattutto il governo tedesco, perché la dipendenza del paese è tale che è impossibile smettere all’improvviso di importare il gas russo.

I leader europei sanno che la posta in gioco è enorme e non è il caso che i 27 ripetano il loro classico meccanismo divisivo. In ballo ci sono i rapporti di forza nel nuovo mondo che prende forma nel solco di questa guerra in Ucraina decisa e voluta da Vladimir Putin.

Per capire quanto rapidamente l’Europa rischi di dividersi basta ascoltare le parole con cui nella giornata del 4 aprile il primo ministro polacco ha paragonato il dialogo tra Macron e Putin a un’intesa con Hitler durante la seconda guerra mondiale, dimenticando che Macron ha sempre avuto l’appoggio di Zelenskyj.

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La realtà è anche quella dei limiti di ciò che l’opinione pubblica è pronta a tollerare. Certo, il sostegno nei confronti dell’Ucraina è maggioritario ovunque e la popolazione europea è favorevole all’accoglienza di milioni di rifugiati, ma se l’energia venisse a mancare o se i prezzi schizzassero alle stelle allora le preoccupazioni interne finirebbero per prevalere. Lo stiamo già verificando nel dibattito politico francese.

Il massacro di Buča obbliga gli europei a porsi la domanda che avrebbero voluto evitare: quale prezzo siamo disposti a pagare per aiutare l’Ucraina a restare libera? Gli ucraini attendono di conoscere la risposta.

(Traduzione di Andrea Sparacino)



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