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di Lorenzo Cremonesi, nostro inviato a Kiev

Parla il capo della diplomazia ucraina: «Aiutateci a rendere più breve in conflitto. Irrisolti i nodi della trattativa, con il sistema delle garanzie nessun rischio per Roma»


Cosa pensa della possibilità che il Papa venga a Kiev e che da Malta abbia chiaramente condannato l’attacco contro l’Ucraina?

«Come cristiano credo fermamente che Dio apprezzerebbe grandemente la visita del Papa a Kiev e noi lo accoglieremmo a braccia aperte». Risponde Dmytro Kuleba, ministro degli Esteri ucraino, 40 anni, che proprio all’inizio della nostra lunga intervista tiene a ricordare con affetto la famiglia Ventre, di Atripalda nell’Avellinese, la quale dopo il disastro alla centrale nucleare nel 1986 lo accolse ragazzino «con amore come fossero i miei genitori» nel contesto del programma di aiuto per i «bambini di Chernobyl».


Cosa chiederebbe al Papa?


«Di pregare per noi e di esercitare la sua influenza sui circoli russi per cercare di porre fine a questa assurda e violenta guerra, che va contro il volere di Dio. Qui tanti cristiani muoiono, anche tanti cattolici che combattono al nostro fianco, e lui certo potrebbe portare loro conforto».

Ha dettagli sulla visita?

«La stavamo preparando da ben prima dello scoppio della guerra il 24 febbraio. E adesso diventa anche molto più importante. La nostra ambasciata in Santa Sede lavorava per farla precedere dalla visita del segretario di Stato vaticano, come evento preparatorio. Ma ancora non abbiamo date o conferme finali che avvenga».

Si attende che possa facilitare i contatti con la Chiesa ortodossa russa?

«No. Il patriarcato di Mosca si è schierato da subito con Putin e con l’aggressione, si sono allineati con un leader che oggi è assolutamente distante da Dio. Le sofferenze, i danni, i crimini della guerra sono addirittura blasfemi».

A che punto è il processo di pace?

«Stiamo continuamente parlandoci, cerchiamo soluzioni. Ma tutti i problemi chiave restano irrisolti e oltretutto qui vale la vecchia regola della diplomazia, per cui nulla è stato concordato sino a che tutto è stato concordato. Si aggiunge il fatto che, a prescindere dal canale diplomatico, sul campo l’esercito russo continua ad attaccare: sparano missili sulle nostre città, i loro soldati compiono crimini contro l’umanità. Anche quando registriamo piccoli successi nei colloqui l’aggressione militare procede più sanguinosa e distruttiva che mai».

In Italia c’è dibattito sulla scelta del governo di mandarvi aiuti e armi.

«Vorrei dire che coloro che rifiutano l’invio di armi all’Ucraina in realtà sostengono la continuazione della guerra. Prima noi saremo in grado di espellere i russi e prima la guerra sarà finita. Noi apprezziamo molto Mario Draghi e il mio collega Luigi Di Maio: si sono schierati dalla parte giusta della storia sin dal primo giorno di guerra. Noi ci aspettiamo dall’Italia le armi necessarie a difenderci e siamo felici si sia assunta il ruolo di Paese guida nello sforzo di farci entrare in Europa come membro a pieno titolo. La loro scelta, infine, di farsi garanti della nostra sicurezza negli assetti eventualmente nati dal processo di pace è un segno di grande amicizia e serietà».

Può essere più specifico sulle garanzie?

«Ne stiamo parlando nei dettagli a tempo pieno. Prematuro rivelarli alla stampa».

Come è possibile che la Russia sia tra i garanti?

«Noi abbiamo assoluta necessità di rapportarci con i russi, visto che loro ci hanno aggredito. Dobbiamo essere certi che non tornino ad invaderci nel futuro e per questo devono assumersi un impegno di fronte al mondo, con clausole precise, anche legalmente definite dal diritto internazionale. Non è facile, non ci fidiamo, ma non possiamo fuggire dalla geografia, la Russia è ai nostri confini».

Come rassicurare coloro che temono un eventuale scontro diretto tra Roma e Mosca?

«Sappiamo che in Italia ci sono forze vicine a Putin: vorrei dire che ciò è immorale, illegale e politicamente perdente. Chi sta con Putin sostiene i crimini di guerra. Sulla questione garanzie, vorrei comunque rassicurare gli italiani: si possono trovare modi per cui le garanzie non comportano automaticamente il vostro coinvolgimento bellico diretto».

Per esempio?

«L’Italia s’impegna a mandarci armi e munizioni necessari a difenderci, ma non soldati o piloti che combattono al nostro fianco e ciò non intaccherà per nulla la sicurezza italiana, che ovviamente sta a cuore al vostro governo. Di questo stiamo parlando. Va aggiunto che lavorare per la sicurezza ucraina significa per l’Europa lavorare anche per la sua sicurezza».

Può spiegare: l’Ucraina non ammette di avere condotto il raid contro il deposito russo di Belgorod due giorni fa per il fatto che teme rappresaglie?

«Ho visto i video del blitz, e sono molto poco chiari, non ho elementi per fare altri commenti».

Temete un attacco non convenzionale russo?

«L’errore europeo è sempre stato quello di non provocare la Russia per evitare reazioni. Vi abbiamo ascoltato e siamo stati comunque attaccati senza che noi facessimo alcuna provocazione. La lezione è che Putin comprende soltanto il linguaggio della forza, disprezza l’Europa imbelle che resta sulla difensiva. Putin attacca quando il nemico è debole o crede che lo sia. Ecco il motivo per cui dobbiamo restare forti e uniti. Il suo errore è che ha sottovalutato la capacità ucraina di combattere e anche la volontà europea di reagire unitariamente con sanzioni e invio di armi. Non è questo il momento di mostrare flessibilità da parte europea. E noi ucraini dobbiamo vincere, non abbiamo alternative, se cediamo cessiamo di esistere».

Come giudica l’atteggiamento cinese?


«La Cina è rimasta cautamente neutrale. Non abbiamo alcuna prova di un suo sostegno alla Russia. Il suo maggior interesse è bloccare la guerra che danneggia l’economia mondiale e noi lo condividiamo».

E il suo giudizio sulla situazione militare?

«Siamo nel mezzo della guerra, il peggio deve ancora venire. L’Ucraina ha vinto la battaglia di Kiev, ma quella per il Donbass e nel Sud sta per cominciare e sarà terribile, devastante, lo prova tra l’altro lo scempio di Mariupol. Noi siamo pronti, non ci tireremo indietro e speriamo nel vostro sostegno».

3 aprile 2022 (modifica il 3 aprile 2022 | 07:05)

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