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Sono i dati che emergono dall’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità: con Omicron sono più frequenti le reinfezioni, soprattutto nei giovani.

La terza dose di vaccino anti Covid (booster) è efficace al 91% contro la forma grave della malattia che può sviluppare chi contrae l’infezione. È un dato che emerge dall’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in merito all’impatto delle infezioni e all’efficacia vaccinale. Per quanto riguarda l’efficacia nella prevenzione dell’infezione, nel periodo di prevalenza Omicron (cioè a partire dal 3 gennaio 2022) questo è pari al 68% in chi ha fatto il booster, ma scende sotto il 50% in chi ha le due dosi e fino al 41% dopo tre mesi dalla seconda dose.

Nel report dell’Iss si sottolinea anche come con Omicron siano più frequenti le reinfezioni. Nell’ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi Covid segnalati è stata pari al 3,5%. Tra il 24 agosto dell’anno scorso e il 30 marzo, in totale i casi di seconda infezione sono stati 299.837 e il numero è cresciuto nel tempo. Dal 6 dicembre, data considerata come riferimento per l’inizio della diffusione di Omicron, gli esperti dell’Iss hanno rilevato un aumento del rischio di reinfezione, soprattutto per chi ha avuto la prima diagnosi da oltre 210 giorni. Il rischio di prendere nuovamente il Covid, inoltre, è più alto nei giovani.

Per quanto riguarda il tasso di mortalità, il report Iss sottolinea come sia 14 volte superiore per i non vaccinati. Anche il tasso di ospedalizzazione è nettamente più alto per chi non si è vaccinato contro il coronavirus: si parla di circa 6 volte in più rispetto ai vaccinati con dose booster (140 ricoveri per 100.000 abitanti contro 22 su 100.000). Il tasso di ricoveri in terapia intensiva nello stesso periodo risulta invece per i non vaccinati circa 9 volte più alto rispetto a quello che si registra in chi ha fatto il booster (9 ricoveri in terapia intensiva per 100.000 abitanti contro 1 su 100.000)



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Di admin