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Perugia, 5 aprile 2022 – «L’ho coccolata e accarezzata, le ho detto che doveva reagire, che mamma e papà l’aspettavano, che tutti fuori l’aspettavano». E’ stata l’ultima volta che Gennaro Elia ha visto la figlia diciassettenne viva, seppur incosciente e intubata, distesa in un letto della Terapia intensiva dell’ospedale perugino Santa Maria della Misericordia.

Maria aveva gli arti «scuri» (come gli aveva annunciato il medico) a causa della scarsa ossigenazione del sangue, erano le 14.30 di domenica 27 marzo. Tre ore dopo il suo cuore cessava di battere e ai genitori arrivava la peggiore delle telefonate.

Sarebbe stata la “combinazione“ dell’influenza suina e dello stafilococco a uccidere la diciassettenne.

Signor Gennaro, cosa ricorda di quei tragici giorni?

«Martedì 22 marzo a Maria è comparso un po’ di mal di gola, tanto che non è andata a scuola. Mercoledì un po’ di febbre: abbiamo chiamato la dottoressa che ci ha consigliato di fare un tampone per il Covid, ma era negativo. Quindi le cure, per quella che sembrava solo un’influenza. Giovedì è arrivata la nausea e venerdì sera Maria ha inziato ad avere problemi respiratori: alle 21.30 l’abbiamo portata in ospedale. Mia figlia è entrata sulle sue gambe ed è uscita in una bara».

Dal pronto soccorso in Terapia intensiva nel giro di poche ore…

«Ce l’hanno portata alle 1.30. Alle 9.30 di sabato mattina ci è stato detto che Maria aveva un impegno polmonare importante, che erano stati fatti gli esami batteriologici e che l’unica positività era l’H1N1, l’influenza suina. Ci avevano rassicurato: era un lungo percorso, ma i medici avevano a disposizione molte armi, così ci è stato detto».

Poco dopo non era già più così…

«No, alle 13 i medici ci hanno comunicato che avevano preso contatti con l’ospedale Careggi di Firenze per un eventuale trasferimento: le condizioni di Maria, però, non lo consentivano. In serata, poi, ci è stato riferito che non collaborava come si aspettavano, sebbene la sottoponessero a 5 o 6 antibiotici. Ci hanno fatto entrare per salutarla: le ho parlato, le ho chiesto di reagire, l’ho baciata e ho pregato. Speravo mi sentisse, ho cercato di farle coraggio: le ho detto che tutti l’aspettavamo».

Il giorno successivo le cose sono precipitate…

«Domenica mattina la situazione era disastrosa: non capivano perché Maria non rispondesse agli antibiotici. Avevano escluso la leucemia fulminante, ma una spiegazione non c’era. Ce l’hanno fatta vedere alle 14.30, dicendoci che avremmo trovato gli arti scuri per la scarsa ossigenazione del sangue. Alle 17.40 è arrivata la telefonata: ci chiedevano di tornare in reparto, non era necessario che ci dicessero altro. Io sono morto con lei».

Cosa le manca di Maria?

«Era una ragazza d’oro, brava, educata, sempre sorridente, riservata e solare, presente in tutto. Amava la moda, fare le sfilate. Era la mia principessa».

Lei chiede verità

«Non punto il dito contro nessuno, ma voglio sapere se per Maria è stato fatto tutto il possibile e se quello che è stato fatto è stato fatto bene. E se c’è stata una negligenza, voglio che venga a galla, così che non accada più a nessuno quello che è accaduto a mia figlia».

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