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Di cos’altro hanno bisogno per condannare Vladimir Putin? Cosa serve ai nagazionisti della “Commissione Dubbio e Precauzione”, ai complottisti che affollano i talk show in prima serata, ai “professori del distinguo” come Alessandro Orsini che indagano ancora le ragioni dello Zar, agli pseudo pacifisti che votano contro l’aumento delle spese militari o che protestano contro l’invio di mezzi militari in Ucraina, agli anti-atlantisti che ancora militano nelle file dell’Anpi, ai pasdaran filorussi del calibro del grillino Vito Petrocelli, ai codardi che sin dall’inizio del conflitto suggeriscono a Volodymyr Zelensky di arrendersi per evitare la morte di altri innocenti, ai tiepidi che, pur deprecando le violenze perpetrate dal Cremlino, non sono ancora disposti a implicarsi fino in fondo?

Nemmeno la pioggia di fuoco sull’ospedale pediatrico di Mariupol aveva aperto i loro occhi. C’è ancora in giro chi parla, senza vergognarsi, di propaganda, di fiction. Già quelle immagini avrebbero dovuto inchiodarli alla realtà e obbligarli a vedere Putin per quello che davvero è, e cioè un criminale di guerra. Così non è stato. Davanti ai video, alle fotografie e alle testimonianze circolate dopo la barbarie di Mariupol, si era scatenato il solito circo dei distinguo, della “contro informazione” (come amano chiamarla), degli attacchi alla “narrazione mainstream” (altro termine che vanno sbandierando appena possono). Succederà lo stesso davanti all’orrore di Bucha? Ora che l’Armata russa si è ritirata e che dalle fosse comuni riaffiorano i corpi senza vita (cadaveri con le mani legate e un foro di proiettile nella nuca, uomini e donne, bambini e anziani) qualcosa, in loro, finalmente cambierà? Riusciranno a smetterla di gridare “Complotto!” e a silenziare, una volta per tutte, i distinguo per lasciar spazio alla verità?

A Mosca negano che alle porte di Kiev i loro soldati abbiano fatto carne da macello dei civili. Dicono che si tratta di provocazioni messe in giro dagli ucraini per bloccare i negoziati. Cos’altro avremmo mai potuto aspettarci da Putin e dai suoi uomini, gente che non ha mai ammesso di aver iniziato la guerra? Nulla di più. Il punto di rottura, però, non sono i russi, che negano le esecuzioni sommarie di Bucha, ma tutti quegli occidentali che vanno dietro alle menzone del Cremlino, che fanno da cassa di risonanza alla propaganda russa, che nei talk show e sui social network urlano contro gli Stati Uniti e la Nato, che in Aula voltano le spalle all’esercito di Zelensky sventolando bandierine della pace consumate e impolverate, che in piazza si richiamano a papa Francesco per non prendere posizione contro lo Zar. È da loro che, dopo quaranta giorni di brutali massacri, vorremmo sapere di cos’altro hanno bisogno per condannare, senza se e senza ma, Putin e ammettere che, se vogliamo davvero la pace, bisogna essere disposti a fare di tutto pur di fermarlo.



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