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Il Pakistan è in una grave crisi politica dagli esiti imprevedibili. Il primo ministro Imran Khan, accusato di essere il responsabile dell’inflazione che sta devastando l’economia e di non aver lottato contro la corruzione, avrebbe dovuto essere sottoposto ad una mozione di sfiducia parlamentare che, però, non è mai stata votata. Il testo era destinato a passare perché la coalizione che appoggia Khan, nazionalista e populista, non ha più la maggioranza, ma il premier si è fatto annullare la mozione di sfiducia dal vicepresidente del Parlamento Qasim Suri e ha spinto capo dello Stato Arif Alvi (tutti del partito di Khan) a sciogliere il Parlamento e ad indire nuove elezioni. Suri detto che la mozione sarebbe stata incostituzionale, ma la stessa accusa viene rivolta dall’opposizione al governo. L’ultima speranza dei partiti dell’opposizione risiede ora nella Corte Suprema e nelle forze armate, che avrebbero aiutato Khan a vincere le elezioni del 2018 salvo poi cambiare idea e raffreddare i rapporti.

L’esercito ha giocato un ruolo molto importante nella storia del Pakistan ed ha ha influito pesantemente sugli equilibri politici di questa nazione. Per metà degli ultimi 73 anni l’ha governata direttamente, grazie a 4 colpi di Stato mentre in altre occasioni ha costretto gli esecutivi a dimettersi oppure ha applicato la legge marziale senza il consenso delle autorità. La popolazione ha fiducia nell’esercito perché, durante le fasi di amministrazione militare, sono stati raggiunti alti tassi di crescita economica mentre lo stesso non è avvenuto quando al potere c’erano governi politici. L’organizzazione non governativa americana Freedom House, che si occupa di monitorare lo stato di salute della democrazia in tutto il mondo, ritiene che il Pakistan sia una nazione parzialmente libera perché i militari esercitano un’enorme influenza sulle questioni politiche, intimidiscono i media e godono di impunità per l’uso indiscriminato ed extragiudiziale della forza.

Il premier Khan ha dichiarato, come riportato dal sito Dawn alcuni giorni fa, che la sfiducia dell’opposizione sarebbe parte di una presunta “cospirazione finanziata dall’estero” e provocata dal fatto che il suo governo avrebbe rifiutato di farsi influenzare nelle relazioni internazionali. La cospirazione, secondo Khan, sarebbe stata orchestrata dagli Stati Uniti ma l’Amministrazione Biden ha respinto al mittente ogni addebito. Ned Price, portavoce del Dipartimento di Stato americano, ha riferito, come riportato da Bloomberg, che le accuse “sono false” e che gli Stati Uniti “stanno seguendo attentamente gli sviluppi in Pakistan, nel rispetto dell’ordinamento dello Stato di Islamabad e del processo costituzionale interno”. Secondo Mosharraf Zaidi, un analista politico pachistano sentito da Deutsche Welle, “il premier avrebbe scelto una piattaforma politica anti-occidentale per le prossime elezioni” e questo dato sarebbe confermato dal suo viaggio a Mosca del mese scorso, lo stesso giorno in cui la Russia aveva invaso l’Ucraina. Khan, in quell’occasione, aveva incontrato il presidente Vladimir Putin e da allora si è presentato ai suoi elettori come un leader “contro l’Occidente” e dotato di una personalità così forte da permettergli di schierarsi contro “gli imperialisti”.

Il Pakistan è il secondo Paese Islamico per consistenza demografica ed è popolato da 220 milioni di abitanti. Le molteplici tensioni interne che lo affliggono lo rendono uno Stato perennemente sull’orlo di una crisi sociale, politica, economica e militare ma anche una nazione al centro di importanti contese geopolitiche. E’ un Paese coinvolto con l’India in una delle più antiche ed irrisolte controversie territoriali del mondo a causa della questione del Kashmir. Le politiche nazionaliste attive in entrambi i Paesi e la perenne tensione regionale hanno già portato allo scoppio di tre guerre tra le parti. Il timore è che si possa arrivare a combattere un quarto conflitto ma la speranza è che ciò non accada mai: sia l’India che il Pakistan hanno armamenti nucleari.

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