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Dall’inizio dell’invasione armata in Ucraina, il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), la più importante associazione di protezione e assistenza per le persone nelle guerre, ha denunciato la presenza di numerose campagne di disinformazione che rischiano di danneggiare la reputazione e la neutralità dell’organizzazione. Proprio per la necessità di mantenersi neutrale nelle condizioni di conflitto, è raro che il CICR faccia dichiarazioni pubbliche di questo tipo, preferendo lavorare solitamente tramite i canali della diplomazia.

Il CICR era stato per esempio accusato di avere costretto gruppi di civili ucraini a sfollare in Russia, abbandonando le loro città sotto attacco. Altre accuse avevano riguardato la costruzione di campi per profughi in Russia destinati agli ucraini, scelta che va contro la normale gestione degli sfollati, solitamente accolti in paesi terzi e comunque dove possa essere garantita la loro sicurezza.

Nel suo comunicato, il CICR ha smentito entrambe le circostanze ricordando che: «Non prenderemmo mai parte nell’evacuazione forzata dei civili. Da nessuna parte in cui lavoriamo nel mondo. Mai». Sui campi profughi l’organizzazione ha spiegato: «Non gestiamo campi per rifugiati o qualsiasi altro tipo di campi in Russia. Punto. Attraversiamo i confini per portare aiuti che salvino vite alle comunità che ne hanno bisogno, ovunque esse siano».

Sui social network negli ultimi giorni era inoltre circolata molto una fotografia che mostrava il presidente della Croce Rossa internazionale, Peter Maurer, mentre salutava cordialmente il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, nel corso di una sua visita a Mosca. La foto era stata usata per sostenere che l’organizzazione stesse prendendo le parti della Russia, abbandonando la sua tradizionale neutralità. In realtà, nei giorni precedenti Maurer era stato a Kiev, dove aveva incontrato diversi rappresentanti del governo ucraino con la medesima cordialità.

Il presidente della Croce Rossa internazionale, Peter Maurer, incontra il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, a Mosca il 24 marzo 2022 (PA/KIRILL KUDRYAVTSEV / POOL)

Dalla sua fondazione a metà dell’Ottocento, la Croce Rossa internazionale ha cercato di mantenersi neutrale nei conflitti, proprio per preservare le proprie attività e garantire la sicurezza del personale sanitario che ne fa parte. Il CICR ha il compito di tutelare e promuovere il diritto internazionale umanitario, le cui regole sono formalizzate nelle quattro convenzioni di Ginevra e in alcuni successivi protocolli adottati alla fine degli anni Settanta.

Nel caso dell’invasione armata dell’Ucraina, la Croce Rossa internazionale ha chiesto più volte che fossero rispettati i diritti dei civili, garantendo loro la possibilità di abbandonare le città e le altre aree di conflitto senza rischi per la propria incolumità. In oltre un mese di guerra, la Russia si era più volte impegnata a concedere questi “corridoi umanitari”, ma nei fatti le attività militari erano proseguite anche nelle aree in cui si trovavano i civili in fuga. Appelli per la tutela della popolazione ucraina sono stati più volte diffusi anche dalle Nazioni Unite, senza ottenere grandi risultati.

Di recente la Croce Rossa internazionale ha criticato pubblicamente la costante violazione del diritto internazionale umanitario in Ucraina: «Il livello di morte, distruzione e sofferenza che continua a essere inflitto ai civili è ripugnante e inaccettabile». L’organizzazione ha comunque evitato di attribuire direttamente responsabilità, chiarendo di essere al lavoro sia con le autorità russe sia con quelle ucraine per gestire la situazione.

Storicamente, il CICR ha sempre cercato di mantenersi neutrale, scegliendo di non prendere parte anche nel caso di gravi violazioni. Quando nel 2004 emersero le immagini sul duro trattamento di alcuni prigionieri nel carcere iracheno di Abu Ghraib da parte dei soldati statunitensi, si scoprì che la Croce Rossa internazionale era a conoscenza degli abusi da diverso tempo. L’organizzazione non li aveva denunciati pubblicamente, nonostante avesse diverse prove, ma aveva preferito seguire le vie diplomatiche anche per assicurarsi di poter continuare ad accedere al carcere e controllare la situazione.

In altri casi, membri della Croce Rossa internazionale fecero dichiarazioni pubbliche per denunciare gravi violazioni dei diritti umani e violenze sui civili. Avvenne per esempio nel 1994 quando in Ruanda furono massacrate tra le 500mila e le 800mila persone in poche settimane.

Il genocidio si consumò nel giro di 100 giorni, dopo che il 6 aprile del 1994 l’aereo che trasportava il presidente del Ruanda, Juvénal Habyarimana, e il presidente del Burundi, Cyprien Ntaryamira, entrambi di etnia hutu, fu colpito da due razzi quando era in fase di atterraggio a Kigali. Non si salvò nessuno. Poche ore dopo iniziarono massacri sanguinosi e indiscriminati nei confronti della minoranza dei tutsi, ritenuta responsabile dell’attentato. Si stima che dal 7 aprile alla metà di luglio del 1994 furono uccise almeno 800mila persone, ci furono decine di migliaia di stupri e di bambini arruolati come soldati. In quell’occasione il CICR non parlò di genocidio, ma fu denunciato il «massacro sistematico» della popolazione civile.

Per quanto riguarda l’Ucraina, il CICR ha intensificato le proprie attività a partire dal 2014, quando la Russia procedette all’annessione della Crimea. Da allora ha portato oltre 500 tonnellate di aiuti, tra medicinali e cibo. Attualmente l’organizzazione gestisce una decina di gruppi di lavoro e intervento nel paese e ha in programma di potenziare la propria presenza.

Sulle campagne di disinformazione che stanno interessando la Croce Rossa, il direttore del CICR, Robert Mardini, ha detto a BBC News: «Dobbiamo assicurarci di essere percepiti come neutrali e imparziali. Questa neutralità, che riguarda i diritti umani internazionali, quando funziona salva realmente vite. In fin dei conti, le regole della guerra sono il confine tra gli atti barbarici e la civiltà. Quindi continueremo sempre a batterci per il loro rispetto».



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Di admin