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Abitanti di Mariupol organizzano il pranzo fuori di un edificio danneggiato

Abitanti di Mariupol organizzano il pranzo fuori di un edificio danneggiato – REUTERS/Alexander Ermochenko

37° giorno di guerra: riprendono i negoziati tra Russia e Ucraina. Si sono incontrati online i rappresentanti dei due contendenti per mettere a frutto i passi avanti di Istanbul. Il Cremlino però ha fatto sapere che il presunto attacco ucraino all’alba ad un deposito di petrolio sul suolo russo peserà sui colloqui. In serata il ministro degli Esteri Lavrov ha detto comunque che la Russia sta preparando la sua risposta alle proposte dell’Ucraina presentate a Istanbul “e sono in corso ulteriori contatti”.

Gas pagato in rubli: la Ue non cede

I governi europei hanno respinto l’ultimatum energetico di Putin, che vuole il pagamento del gas in rubli. L’Ue dunque va al ‘muro contro muro’ e dopo essersi confrontata con i partner del G7 invita le aziende importatrici a non piegarsi alle richieste del Cremlino. “I contratti concordati devono essere rispettati. Il 97% dei contratti in questione prevede esplicitamente il pagamento in euro o dollari”, dice un portavoce della Commissione Europea. E dunque “le aziende con tali contratti non dovrebbero aderire alle
richieste russe”. Il meccanismo elaborato dal Cremlino sembrava un compromesso che avrebbe potuto salvare la faccia sia a Putin che ai Paesi importatori di gas, lasciando alle banche l’onere di cambiare gli euro del gas in rubli. Ma un’analisi più approfondita lascia intravedere uno scudo architettato da Mosca contro le sanzioni e il default. Che, se accettato, intaccato la compattezza con Washington e sconfessato il G7, che appena quattro giorni fa aveva definito “inaccettabile” la “chiara violazione unilaterale dei contratti esistenti” imposta dal Cremlino.

Gazprom ha iniziato a notificare alle società importatrici il nuovo meccanismo e rassicurato che i flussi proseguiranno, visto che le consegne attuali vanno pagate non prima di fine mese. Più del prezzo del gas, tuttavia, è forse il rublo a confermare la valenza politica della mossa di Putin: in zona 86 rubli per un dollaro, ha azzerato il crollo delle prime settimane della guerra, allontanando una pericolosa spirale inflazionistica. In assenza di sanzioni sull’energia, Mosca metterebbe al sicuro oltre 300 miliardi di dollari nel 2022, che l’aiuterebbero a scongiurare ogni ipotesi di default. E lo ‘switch’ in rubli annunciato da Putin mira proprio a stoppare
l’ipotesi di sanzioni sull’energia.

Ad oggi, un importatore Ue versa i pagamenti in un conto dell’esportatore (come Gazprom) a Londra o Parigi. La banca (Gazprombank o Sberbank, esentate finora dalle sanzioni), gira i fondi su un conto a Mosca, dove l’80% della somma è poi
convertita in rubli. Ma il pagamento è ufficialmente concluso una volta effettuato il versamento iniziale del cliente in Europa: dettaglio che espone Gazprom al rischio che, se le sanzioni fossero estese all’export russo di energia, i suoi fondi in valuta estera vengano congelati.

Il nuovo meccanismo ideato dal Cremlino tutto deve passare dal braccio finanziario di Gazprom, ossia Gazprombank, e l’onere
del cambio passa al compratore di gas. Che deve avere un conto corrente in Gazprombank in euro liberamente convertibile in un
altro conto in rubli. Solo a conversione avvenuta i fondi arrivano a Gazprom e la transazione è ufficialmente chiusa. Il risultato è che sanzioni sulle transazioni valutarie di Gazprombank renderebbero il pagamento non eseguito. Sanzioni sui conti dei big energetici, uguale chiusura automatica dei gasdotti. Con in più l’incognita del tasso di conversione euro/rublo che verrebbe imposto da Mosca. E lo ‘scudo’ potrebbe estendersi in futuro ad altri settori ‘forti’ dell’export russo:dal petrolio, ai metalli ai cereali. Una possibile indicazione che Mosca non intende fermarsi qui è la decisione, annunciata oggi, che anche le transazioni tra compagnie aeree russe e società di leasing dei Paesi ‘ostili’ avverranno in rubli tramite conti presso banche russe.

Intanto il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato il più grande rilascio di risorse dalla riserva petrolifera di emergenza degli Stati Uniti per ridurre i prezzi della benzina che sono aumentati vertiginosamente durante la guerra.

In fiamme 8 depositi a Belgorod. Mosca accusa Kiev: «Peserà sul negoziato»

In fiamme 8 depositi a Belgorod. Mosca accusa Kiev: «Peserà sul negoziato» – Reuters

Al Parlamento di Kiev il discorso della presidente Metsola

“Oggi si è svolta un’altra sessione di emergenza del Parlamento ucraino” e “siamo lieti di dare il benvenuto alla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, in Ucraina. Grazie per il tuo sostegno”. Così si è espressa la parlamentare ucraina, Inna Sovsun, dando il benvenuto a Metsola al Parlamento ucraino. “E grazie all’Unione europea per la sua azione decisiva”, ha aggiunto la deputata.

Sono a Kiev per dare un messaggio di speranza“. Lo scrive su twitter la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. “La resistenza e il coraggio degli ucraini hanno ispirato il mondo. Siamo con voi. Grazie a Ruslan Stefanchuk per l’invito”, conclude ringraziando il presidente della Verkhovna Rada, il parlamento ucraino.


Cosa si fa finora dell’incendio ai depositi di petrolio a Belgorod

Mosca ha accusato le forze di Kiev di aver lanciato un attacco contro la città russa di Belgorod, che si trova a meno di 50 chilometri dal confine settentrionale ucraino, provocando l’incendio di 8 depositi di petrolio. Se fosse vero, sarebbe la prima volta di un raid ucraino sul suolo russo dall’inizio dell’invasione a fine febbraio.

Secondo il governatore regionale Vyacheslav Gladkov, il raid è stato sferrato da due elicotteri ucraini che sono penetrati in territorio russo volando a bassa quota.

In fiamme 8 depositi a Belgorod. Mosca accusa Kiev: «Peserà sul negoziato»

In fiamme 8 depositi a Belgorod. Mosca accusa Kiev: «Peserà sul negoziato» – Reuters

La zona è stata evacuata e i residenti sono stati trasferiti in un centro sportivo. L’incendio è stato domato in serata. Non ci sono feriti. L’Ucraina ha smentito che l’esercito ucraino abbia causato l’esplosione al deposito di carburante.

Intanto la centrale nucleare di Chernobyl è tornata sotto il controllo delle autorità di Kiev: è stata la Guardia nazionale russa a lasciare ai militari ucraini il controllo. Lo riferisce il Wall Street Journal , allegando un documento siglato dall’agenzia statale che gestisce gli impianti nucleari, Energoatom.

Lo stato maggiore dell’esercito ucraino dice che sta continuando il ritiro parziale delle unità delle forze di occupazione russe dal Nord della regione di Kiev verso il confine di stato con la Repubblica di Bielorussia. L’esercito dice che ci sono colonne che comprendono anche veicoli civili (camion, autobus, minibus, automobili) che sono stati rubati dai russi, sostiene Kiev, durante l’occupazione temporanea dei territori. Nel frattempo l’esercito ucraino hanno respinto 7 attacchi nelle direzioni di Donetsk e Lugansk. «Le forze alleate hanno respinto 7 attacchi nemici nelle direzioni di Donetsk e Lugansk durante il giorno. I nostri soldati hanno distrutto 3 carri armati, 2 veicoli corazzati, 2 veicoli e 2 sistemi di artiglieria. Anche un missile Orlan-10 è stato abbattuto», si legge.

La Russia inoltre sta cercando di concentrare sistemi missilistici nel Sud Est della Bielorussia per potenziali attacchi contro l’Ucraina. L’allarme è della vice ministra della Difesa di Kiev, Hanna Mallar, secondo cui «il territorio bielorusso continua a essere attivamente usato dalla Russia per condurre l’aggressione. Il nemico sta cercando di concentrare lì i sistemi missilistici, apparentemente a causa dei piani per lanciare attacchi o per usarli come uno strumento di ricatto e intimidazione».

Mariupol sotto assedio: duemila escono dalla città, rinviata l’evacuazione

Il trentasettesimo giorno della guerra in Ucraina è stato contrassegnato anche da un’ennesima delusione per Mariupol: dopo l’uscita dalla città in mattinata di circa 2mila persone, il Comitato Internazionale della Croce Rossa in serata ha rinviato a domani gli altri tentativi di evacuazione dei civili dalla città assediata e ormai devastata, dove decine di migliaia di civili rimangono intrappolati. Le forze ucraine sostengono che stanno guadagnando terreno intorno a Kherson, l’unica grande città controllate dalle forze russe.

C’è stato anche un nuovo scambio di prigionieri: lo ha reso noto Kiev, non Mosca, secondo cui lo scambio è stato alla pari: sono tornati a casa 86 prigionieri, tra i quali 15 soldatesse ucraine.

Oggi i bombardamenti russi su Chernihiv hanno distrutto il reparto di oncologia di un ospedale nella città settentrionale dell’Ucraina, come ha riferito il sindaco: “Alcuni proiettili hanno colpito direttamente l’ospedale regionale e uno degli edifici dell’ospedale, in realtà l’unità oncologica, è stato completamente distrutto. Tre persone hanno riportato gravi ferite”, ha detto Vladyslav Atroshenko, aggiungendo che al momento non c’è acqua né elettricità e che la città potrebbe rimanere senza cibo e medicine entro una settimana. Gli unici rifornimenti vengono provveduti dai militari e dai volontari.

Non ha invece registrato progressi nelle ultime ore l’avvicinamento russo a Kiev attraverso un’operazione della fanteria di marina: a Kiev sostengono addirittura di aver riconquistato Bucha, un centro alle porte della capitale. Mosca ha annunciato di avere distrutto 52 obiettivi militari in 24 ore.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato del riposizionamento delle truppe russe verso Est, in vista di un “potente attacco” nel Donbass e in particolare sul porto strategico di Mariupol. Intanto, l’Unesco ha segnalato che, dall’inizio della guerra, sono stati danneggiati 53 siti culturali nel Paese. L’Università Nazionale di Karazin, la seconda più antica del Paese, è stata “completamente distrutta” dagli attacchi aerei dell’esercito russo a Kharkiv.



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