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Urne aperte oggi in Ungheria, dove Viktor Orban punta al quarto mandato, diventando il premier più longevo della Ue, dopo il ritiro di Angela Merkel. Nei giorni scorsi, il primo ministro ha così sintetizzato la sua “politica”: “Di fronte a Dio non devo rispondere per il popolo dell’Ucraina, ma dell’Ungheria”, “né amico dell’Ucraina, né della Russia, ma amico dell’Ungheria”. Una politica che ha lanciato quando l’invasione del Paese confinante ordinata da un leader a lui molto vicino come Vladimir Putin ha completamente stravolto la sua campagna per conquistare il quarto mandato consecutivo da premier del Paese ex comunista da lui trasformato in quella che definisce con orgoglio una “democrazia illiberale”.

Da quando è iniziato il conflitto, Orban ha fatto di tutto perché le elezioni di oggi, già insidiose, perché si trova per la prima volta i sei partiti dell’opposizione coalizzati intorno ad un candidato unico, non si trasformassero in un referendum sui suoi rapporti con Putin, l’amico che Orban ha incontrato a Mosca poche settimane prima dell’invasione, ai primi di febbraio, per discutere, anche, un aumento dei flussi di gas russo all’Ungheria.

Una vicinanza che ovviamente sta creando tensioni con l’Ucraina: “Devi decidere con chi stai”, ha detto pubblicamente a Orban recentemente il presidente Volodymyr Zelensky. Per tutta risposta media filo governativi, e persino il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, hanno accusato il governo ucraino di interferenze nelle elezioni, sostenendo, senza prova, che l’opposizione, in cambio del sostegno di Kiev, ha promesso armi e sostegno per le sanzioni energetiche se vincerà le elezioni.

La guerra ha gettato un’ombra su tutta la campagna elettorale – ha detto Orban recentemente – la questione della pace e della sicurezza è ora parte di quello che è in gioco nelle elezioni. Ed il nostro messaggio è chiaro: solo Fidesz può creare pace in Ungheria, solo noi possiamo garantire la sicurezza del popolo ungherese”.

I sondaggi dell’ultima ora che lo danno in testa sembrano indicare che la strategia stia avendo successo, anche se lo scarto non è paragonabile alla vittoria a valanga di quattro anni fa, e molti indicano la possibilità di un testa a testa tra il partito del premier Fidesz e la coalizione delle opposizioni che appoggia Peter Marki-Zay, sindaco conservatore di una piccola cittadina, cattolico padre di sette figli.

La guerra in Ucraina ha inoltre provocato un’ennesima tensione tra Orban e Bruxelles, con il premier ungherese, di fronte all’unità del blocco nell’imporre le sanzioni a Mosca ed inviare armi a Kiev, che si è opposto a misure più stringenti nei confronti della Russia, soprattutto sul fronte energetico. La vittoria ed un nuovo mandato di Orban metterebbe poi l’Unione nella posizione di dover finalmente fronteggiare la questione se bloccare i fondi destinati all’Ungheria per le violazioni dello stato di diritto. Per questo il voto di domenica è una scelta tra “Orban e l’Europa”, spiega a Politico Klara Dobrev, numero due della coalizione delle opposizioni che è convinta anche che “la guerra in Ucraina e l’aggressione russa abbia cambiato molte cose”.

Nonostante la retorica, Orban comunque in queste settimane si è allineato con gli alleati occidentali, ha permesso alla Nato di schierare truppe nella parte occidentale del Paese e non si opposto alla mossa della Ue di stanziare 500 milioni di euro per armi ed altri aiuti militari all’Ungheria. Ed ha anche sostenuto i diversi pacchetti di sanzioni finora varate contro la Russia.

Ma il messaggio elettorale che sta rivolgendo agli ungheresi è che il Paese non deve fornire armi all’Ucraina – e non permettere il passaggio di armi attraverso il confine tra Ungheria e Ucraina – e che si deve opporre ad altri passi che possano mettere a repentaglio l’economia del Paese, come le sanzioni energetiche. “Stiamo dando agli ucraini tutto quello che possiamo, anche oltre le nostre capacità – ha detto – ma non risponderemo a nessuna loro richiesta che distruggerà la nostra comunità, sia in senso biologico con i nostri figli che muoiono per una guerra di altri, o con la rovina dell’economia ungherese”.

I sondaggi mostrano che il 64% degli ungheresi considera l’azione di Mosca più un’aggressione che una difesa, ma tra gli elettori di Fidesz il 43% è convinto che la Russia aveva il diritto di agire. Mentre il 90% degli elettori dell’opposizione pensa che Orban dovrebbe condannare con toni più duri Putin, opinione condivisa solo dall’8% dei sostenitori del premier.



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