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TORINO – Quando la palla pesa come un macigno, sul dischetto Hakan Calhanoglu è una sicurezza. Tanto che si potrebbe pensare che per superare Wojciech Szczesny è stato necessario appesantire ulteriormente quel pallone poi scagliato in rete al secondo tentativo, dopo il primo errore cancellato dall’ingresso in area di Matthijs De Ligt pizzicato dal Var. Il cronometro a quel punto diceva 49 minuti e 33 secondi, l’Allianz Stadium era tornato almeno in quel momento una bolgia infernale, Calhanoglu si è tappato le orecchie per tenere ancora vive le speranze scudetto dell’Inter. Di cui è dovuto diventare leader nei momenti di difficoltà, quasi all’improvviso, quasi senza sapere ancora se poterlo essere davvero fino in fondo o no. In Champions a volte ha giocato un po’ a nascondino, in campionato alla fine c’è la sua firma nei punti pesanti conquistati contro Milan e Napoli, Roma e ora Juve. Nel 2022 non aveva ancora segnato, ha scelto il momento più importante nella serata più importante contro l’avversario comunque più atteso. 

Calhanoglu e il rigore nel Derby d’Italia

A proposito di rigori pesanti contro grandi squadre: in Serie A, dal dischetto, Calhanoglu ha segnato 5 volte su 5 tentativi, contro Roma, Lazio, Milan, Napoli e ora Juventus. Quando c’è più bisogno, insomma, Calhanoglu c’è. E ha la fiducia dei compagni, perché dopo il primo errore c’era pure Lautaro Martinez che quel rigore l’avrebbe potuto e voluto tirare, salvo poi ripassargli quella palla sempre più pesante. Comunque specialità della casa per il centrocampista offensivo turco, che nel derby d’andata contro il Milan aveva segnato un rigore almeno altrettanto prezioso per poi andare anche a esultare polemicamente sotto la curva rossonera. Era stata quella la prima scossa della stagione di Calhanoglu, autore di altri quattro gol nelle successive sette giornate di Serie A, condite da cinque assist. Poi è entrato in crisi perché tutta l’Inter era entrata in crisi dopo il derby di ritorno. Da ieri sera però può di nuovo cambiare la stagione dei nerazzurri e quella di Calhanoglu pure, con l’obiettivo comune di difendere il tricolore sul petto, motivazione supplementare per il turco che di restare di nuovo nella metà di Milano che vede fare festa ai rivali non ha per nulla voglia. Certo, nelle prossime otto partite ci sarà bisogno dell’Inter giusta e del Calhanoglu giusto, oltre che di un Milan che possa perdere punti per strada magari a causa di quella pressione che le inseguitrici devono mettergli addosso. Mentre Calhanoglu, un po’ di pressione, proprio con quel rigore segnato al secondo tentativo, l’ha tolta dalle spalle di tutta l’Inter. E pure di se stesso, al centro com’è di una stagione in cui è chiamato a dare risposte settimana dopo settimana, con quell’eredità di Christian Eriksen che forse non pensava potesse essere così difficile da gestire. 

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Juve-Inter, il gesto di Calhanoglu nei confronti di Dybala

C’è poi un altro momento che nel rumore di uno Juve-Inter tanto per cambiare controverso rischiava di scivolare via. Quello in cui Calhanoglu si è pure speso in un gesto tutt’altro che scontato. Quando al momento della sostituzione è andato da Paulo Dybala per abbracciarlo e salutarlo, sapendo come la serata del collega argentino fosse comunque più difficile che per tutti gli altri giocatori in campo.

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