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Per la terza volta il parlamento iracheno non è riuscito a eleggere il nuovo presidente, e quindi il primo ministro. Meno di duecento deputati hanno partecipato alla seduta del 30 marzo, mentre la costituzione irachena richiede la presenza dei due terzi dell’assemblea, composta da 329 persone, per eleggere uno dei 44 candidati. Un terzo dei parlamentari ha boicottato la sessione: venti erano indipendenti, gli altri per lo più fanno parte della coalizione Quadro di coordinamento guidata dall’ex primo ministro Nuri al Maliki.

Lo stallo politico dura ormai da sei mesi, dalle elezioni del 10 ottobre 2021. È interessante notare che l’assenza di un governo non sembra avere conseguenze sulla vita quotidiana delle persone. Gli studenti vanno a scuola, gli impiegati in ufficio, i negozianti e i loro clienti sono impegnati a fare spese per il mese sacro di Ramadan. A Baghdad la settimana scorsa, di fronte ai tanti palazzi del governo o delle aziende private, ci sono state almeno otto manifestazioni per chiedere posti di lavoro. L’opinione pubblica aspetta la ratifica del bilancio statale e di molte leggi ferme in parlamento.

Le incognite del momento
Gli sciiti promotori del boicottaggio parlamentare insistono per la creazione di un’ampia e unita coalizione sciita, ha affermato Al Maliki. Da parte sua Muqtada al Sadr, leader della coalizione Salvare la nazione, preferisce “lo stallo politico, piuttosto che tornare allo stesso giro di corruzione”, come ha scritto in un tweet.

Il parlamento ha tempo fino al 6 aprile per eleggere il presidente, in base a quanto stabilito dalla corte federale, la massima autorità giudiziaria del paese. Una volta superata quella data, si entrerà in una situazione inedita, in cui la costituzione non specifica come procedere. Perciò, se le parti in causa non raggiungono un accordo, si aprono due possibilità: arrivare a un compromesso dell’ultimo minuto tra le due coalizioni contrapposte per formare un governo di emergenza (ipotesi difficile da immaginare) o tornare alle urne. Il tempo a disposizione è molto poco.

(Traduzione di Francesco De Lellis)



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