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In questi giorni i governi e le istituzioni europee stanno discutendo un nuovo pacchetto di sanzioni da approvare contro la Russia per via dell’invasione dell’Ucraina. Sarà il quinto pacchetto di sanzioni dall’inizio della guerra, ma difficilmente sarà il più duro.

Secondo diversi osservatori e analisti, ormai da settimane la misura più efficace per colpire l’economia russa nel brevissimo termine sarebbe un divieto delle importazioni di gas naturale russo nell’Unione Europea, che nel 2020 ha reperito il 38,1 per cento del gas naturale importato dall’esteso proprio dalla Russia. Ma una misura del genere non è nemmeno in discussione. La Germania, il paese più ricco e influente nell’Unione Europea, ha già fatto sapere che si opporrà a qualsiasi riduzione delle forniture di gas russo, da cui dipendono enormi pezzi della sua economia.

«È chiaro che dobbiamo recidere il più rapidamente possibile tutti i nostri legami economici con la Russia», ha detto martedì il ministro dell’Economia tedesco, Christian Lindner: «ma il gas non può essere sostituito nel breve termine. Infliggeremmo più danni a noi stessi che ai russi».

Qualche tempo fa Deutsche Welle ha ricordato che il mercato tedesco è «la punta di diamante» dell’industria del gas russo. Nel 2020 sono finite in Germania un quinto delle esportazioni di gas che la Russia aveva destinato al resto del mondo, cosa che rende la Germania di gran lunga il miglior cliente per la Russia. Nel 2021 il gas russo ha rappresentato il 55 per cento delle importazioni tedesche di gas: dato che la Germania ha una produzione interna quasi irrisoria, significa che metà di quello consumato nel 2021 in Germania proveniva dalla Russia. E in Germania il gas naturale ha un ruolo importantissimo: viene utilizzato per produrre circa un quarto dell’energia che consuma ogni anno il paese.

Reuters ricorda per esempio che metà delle 41,5 milioni di case in cui abitano i tedeschi sono riscaldate col gas, che viene utilizzato anche in settori cruciali dell’economia come l’industria pesante, quella farmaceutica e quella alimentare. Diversi sindacati avvertono da tempo che la riduzione delle forniture di gas possa portare a una minore produttività e quindi a licenziamenti di massa in vari settori, mentre gli economisti ipotizzano che l’intera economia tedesca possa entrare in recessione in caso di una brusca sospensione delle forniture energetiche dalla Russia.

«Vogliamo davvero distruggere a cuor leggero l’intera economia nazionale, che abbiamo impegato decenni a costruire?», si è chiesto retoricamente Martin Brudermüller, capo di una grossa azienda chimica nel sud del paese, parlando di eventuali sanzioni al gas russo con la Frankfurter Allgemeine Zeitung, qualche giorno fa.

La dipendenza tedesca dal gas russo arriva da lontano, ma non da lontanissimo. Dopo la Seconda guerra mondiale l’industria tedesca aveva un disperato bisogno di energia, e poche fonti da cui reperirla. L’occasione si presentò negli anni Sessanta, quando in Russia furono scoperte larghissime riserve di gas naturale e petrolio e la Germania Ovest avviò una politica di rapporti di buon vicinato con l’Unione Sovietica e l’Europa Orientale: la cosiddetta Ostpolitik, decisa dal cancelliere socialdemocratico Willy Brandt.

Nel 1973 il gas naturale russo iniziò ad arrivare sia nella Germania Ovest sia nella Germania Est, e da allora non ha più smesso. Deutsche Welle stima che in tutta la Germania le importazioni di gas russo passarono dal miliardo di metri cubi del 1973 ai 25,7 miliardi di metri cubi del 1993.

La dipendenza tedesca dal gas russo si è poi ulteriormente allargata negli anni successivi. Nel 2020 le importazioni di gas naturale dalla Russia hanno raggiunto i 42,6 miliardi di metri cubi all’anno. Soltanto l’Italia, nell’Europa occidentale, ha una fornitura paragonabile, con circa 29 miliardi metri cubi di gas all’anno.

L’approccio di Angela Merkel, cancelliera dal 2005 al 2021, era noto: costruire legami commerciali con la Russia avrebbe portato benefici all’economia tedesca e tenuto agganciata la Russia al resto d’Europa. Durante il suo mandato è stato inaugurato l’immenso oleodotto Nord Stream 1, attivo dal 2012, ed è stato ultimato l’oleodotto parallelo Nord Stream 2, bloccato dall’attuale governo tedesco per ritorsione contro l’invasione dell’Ucraina.

Una mappa di Deutsche Welle mostra in nero gli oleodotti esistenti: la linea azzurra non tratteggiata mostra il controverso Nord Stream 2

Per la Germania fare a a meno del gas russo in brevissimo tempo, cosa che sarebbe necessaria in caso di sanzioni sulla fornitura di gas, è praticamente impossibile: il governo dice che ci vorrebbero circa due anni per trovare fonti di energia alternative, ma circolano stime più alte che parlano di quattro o cinque anni.

Il gas, fra l’altro, non è l’unico settore energetico in cui la Germania è dipendente dalle forniture russe: cosa che potrebbe diventare un ulteriore problema, se le sanzioni dovessero allargarsi ad altre fonti di energia. Il Guardian fa notare che «pochi altri paesi occidentali sono così dipendenti dall’energia russa quanto la Germania»: oltre al gas, la Germania importa dalla Russia circa il 53 per cento del carbone e un terzo del petrolio che utilizza, «per i quali versa ogni giorno alla Russia centinaia di milioni di euro».

Per quanto riguarda il carbone, il governo tedesco conta di poter fare a meno, in qualche modo: ha già dimezzato le sue importazioni dalla Russia e secondo il New York Times conta di azzerarle entro l’estate. A oggi, però, non ci sono piani concreti per fare a meno di gas e petrolio russi nel breve-medio termine.

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