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Nelle elezioni parlamentari di domenica in Serbia, con il 91,02% delle schede scrutinate da parte della commissione elettorale si conferma la vittoria del Partito del progresso serbo Sns del presidente conservatore filorisso Aleksandar Vucic che ottiene il 43,45% dei voti e 122 seggi in parlamento sul totale di 250 e rivendica anche una larga vittoria alle presidenziali che si sono tenute in contemporanea. Vucic ha annunciato che il Paese manterrà buoni rapporti in molti settori con la Federazione russa, ma proseguirà nella sua politica di neutralità militare. Alle elezioni hanno partecipato le forze di opposizione che avevano invece boicottato le ultime legislative del giugno 2020: questo sembra aver contribuito a mobilitare l’elettorato con una affluenza che è cresciuta sensibilmente rispetto alle ultime elezioni.

Al secondo posto ma lontanissimo si è piazzato il cartello di opposizione ‘Uniti per la vittoria della Serbia‘ con il 13,07% e 36 seggi, seguito dal Partito socialista serbo (Sps) del capo del parlamento ed ex ministro degli esteri Ivica Dacic che ottiene l’11,68% e 32 seggi. A superare lo sbarramento del 3% sono inoltre il movimento Nada (Speranza per la Serbia) con il 5,27% e 14 seggi, il movimento progressista e ambientalista Moramo (Dobbiamo) con il 4,34% e 12 seggi, la formazione di estrema destra Dveri-POKS con il 3,85% e 10 seggi, il partito Zavetnici (Protettori) con il 3,76% e 10 seggi, Le altre liste che partecipavano al voto (erano in tutto 19) sono rimaste al di sotto del 3% necessario a entrare in parlamento. Per le formazioni in rappresentanza delle minoranze esiste un conteggio differente, per garantire loro la presenza in parlamento pur con percentuali inferiori al 3%. Così ottiene sei seggi l’Unione degli ungheresi di Voivodina (1,71%), i bosniaci di Muftjin amanet si aggiudicano tre seggi (0,95%), Insieme per la Voivodina due seggi (0,63%), i bosniaci Sda del Sangiaccato due seggi (0,58%), la Coalizione degli albanesi un seggio (0,29%). L’affluenza alle legislative è risultata del 58,49%, in forte aumento di circa 10 punti rispetto alle ultime parlamentari del giugno 2020 (48,93%).

Le tensioni emerse con l’intervento armato russo, insieme ai timori per il possibile estendersi di instabilità e minacce anche ai Balcani, hanno dato ulteriore motivazione e slancio alla campagna di Vucic che, oltre a martellare sui grandi risultati economici e di modernizzazione del Paese ottenuti dalla sua gestione negli ultimi dieci anni, si è presentato come l’unico e vero leader politico in grado di mantenere la barra dritta e garantire pace e stabilità non solo alla Serbia ma all’intera regione. La guerra tuttavia ha posto la Serbia, e Vucic in primis, in una posizione scomoda nei confronti dell’Unione europea, con cui ha in corso il negoziato di adesione. Pur condannando la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina, Belgrado si rifiuta infatti di aderire alle sanzioni internazionali contro Mosca invocando gli interessi nazionali della Serbia, in primo luogo le forniture energetiche a prezzi scontati e il sostegno sulla spinosa questione del Kosovo. “Per il futuro la cosa più importante è mantenere pace e stabilità e garantire la prosecuzione del progresso economico”, ha detto al seggio Vucic, la cui politica assertiva e muscolare ha assunto toni sempre più nazionalpopulisti.

I serbi del Kosovo, per votare, hanno dovuto raggiungere quattro località del sud della Serbia, dopo il fermo rifiuto delle autorità di Pristina, nonostante le pressioni di Ue e comunità internazionale, a organizzare sul territorio del Kosovo elezioni di un ‘Paese straniero’. Una posizione ritenuta inaccettabile da Belgrado, che non riconosce l’indipendenza del Kosovo, considerato ancora parte integrante della Serbia. Il voto odierno è stato monitorato da gruppi di osservatori di Osce, Consiglio d’Europa e Parlamento europeo. Irregolarità e incidenti di vario genere, seppur non di grande rilievo, sono stati segnalati in alcuni seggi in giro per il paese. Dragan Djilas, capo del Partito della libertà e giustizia (Ssp) e uno dei leader del principale cartello dell’opposizione, ha detto di avere notizia di voti senza documenti di identità, di schede votate per altri, di persone che votano in altri seggi e non nei propri.

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