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La Commissione europea avvierà contro l’Ungheria il cosiddetto meccanismo di condizionalità: una procedura che permette di sospendere i pagamenti diretti a uno Stato quando le sue violazioni dello Stato di diritto hanno prodotto, o potrebbero produrre, impatti negativi sul bilancio comunitario. Lo ha annunciato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nel suo intervento alla plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo.

Bruxelles, ha dichiarato von der Leyen, non è stata convinta dalle risposte di Budapest alle contestazioni della Ue. «La nostra conclusione è che dobbiamo passare alla fase successiva – ha detto von der Leyen – Il commissario Hahn oggi ha informato Budapest che ora invieremo la lettera di notifica formale per avviare il meccanismo di condizionalità». La procedura «ha tempi prestabiliti e ben precisi», ha chiarito von der Leyen.

La prima volta dello stop ai fondi

È la prima volta che il meccanismo viene azionato, contro uno dei Paesi accusati più di frequente di violazione dello Stato di diritto per le derive autocratiche di Viktor Orban: il premier e leader del partito nazionalista Fidesz, fresco di riconferma alle urne nel voto del 3 aprile. Budapest è da anni nel mirino dei vertici comunitari, per abusi che vanno dalla soppressione delle libertà di stampa alle leggi lesive dei diritti della comunità Lgbt. In questo caso, a far pendere la Commissione verso lo stop ai pagamenti è stata l’insufficienza di progressi su un altro terreno scivoloso per il Paese: la corruzione. «Sull’Ungheria la tematica è la corruzione: noi in merito alla procedura di infrazione siamo stati chiari. Abbiamo discusso con l’Ungheria questioni legate al Pnrr e qui la principali richiesta di riforma riguarda l’anti-corruzione. Al momento manca un terreno di compromesso adeguato» ha spiegato von der Leyen.

Budapest rischia fondi per 7,2 miliardi di euro

Il secondo stato Ue più a rischio di procedura è la Polonia, altra gamba di un asse sovranista che ora si sta incrinando con la guerra in Ucraina e le diverse linee su Mosca: filo-putiniana quella di Budapest, accesamente anti-russa quella di Varsavia. In ogni caso, ha sottolineato von der Leyen, anche il governo guidato dal nazionalista Mateusz Morawiecki è sotto osservazione dell’esecutivo comunitario. «In Polonia la questione è l’indipendenza della magistratura, ed è una questione ancora aperta – ha detto von der Leyen – così come è aperta la questione relativa al Pnrr, che è uno strumento anche di riforma». Il meccanismo rischia di congelare i 7,2 miliardi di sovvenzioni destinate a Budapest dal Fondo per la ripresa e la resilienza, l’architrave del maxi-piano di Next Generation Eu. La Polonia attende sussidi per quasi 23,9 miliardi di euro. I Paesi sono risultati, nella proporzione fra entrate e contributi, due fra i più lauti beneficiari dei finanziamenti Ue nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020-

Il meccanismo di condizionalità è stato approvato nel 2021, ma la Commissione ha atteso la conferma della Corte di Giustizia Ue per poterlo esercitare sui suoi stati membri. Il tribunale ha respinto nel febbraio 2022 un ricorso presentato proprio da Ungheria e Polonia, coalizzate nel chiedere l’abolizione del regolamento. La motivazione, respinta dalla Corte, era che il testo non trovasse fondamento nei Trattati e «aggirasse» la procedura di sanzione già stabilita nell’articolo 7 del Trattato sulla Ue.

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Di admin